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Pubblicata il: giugno 18, 2013 | Da: Francesco
Categoria: Poesie straniere tradotte | Totali visite: 10476 | Valorazione:

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Francesco
Project lider de owloo y de diferentes proyectos, CEO de Latamclick, especialista en Marketing digital y apasionado del WWW desde siempre. Social media manager pero sin consumir los medias, ejecutivo y consultor de empresas como KLM, VOX, Cable & Wireless entre otras.
Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l' aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l' acqua che d' improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d' argento che ti nasce.

Dura la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d' aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell' ora
pi oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d' improvviso
vedi che il mio sange macchina
le pietre della strada,
ridi, perch il tuo riso
sar per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d' autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, delle strade
contorte dell' isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l' aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perch io ne morrei.


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BIOGRAFIA di Salvatore Di Giacomo Salvatore Di Giacomo nacque a Napoli il 12 marzo 1860. Appassionato fin dalla giovinezza allo scrivere venne indirizzato dalla famiglia agli studi scientifici e bravamente frequent con profitto i primi tre anni della Facolt di Medicina. Poi un giorno di ottobre del 1886 abbandon l'aula durante una lezione ed inizi a lavorare al Corriere del Mattino curando la parte letteraria. Dal Corriere pass al Pro Patria e da questo alla Gazzetta. Come giornalista si distinse soprattutto scrivendo liriche, novelle e drammi. La sua forma, musicale e pittorica insieme, ammirevole per sobriet e curatissima in ogni particolare, segnatamente nelle opere in dialetto napoletano; e, quando fine nell'arte, altrettanto aborrente dalla letteratura, dall'enfasi, dagli effetti, da tutto ci, insomma, che facile e comune. Pass gli ultimi anni come bibliotecario della Nazionale di Napoli. Vecchio e malato fu nominato Accademico d'Italia nel 1929. Mor a Napoli nella primavera del 1934. Alcune sue liriche furono musicate e divennere fomosissime canzoni quali: Quanno sponta la luna a Marechiare o La luna nova nmez'a lu mare.

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