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Pubblicata il: agosto 07, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie tedesche | Totali visite: 1414 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Johann Wolfgang Goethe
Francoforte 28 agosto 1749 Weimar, 22 marzo 1832

IL DIO E LA BAIADERA
Leggenda indiana


Il signore della terra, Mahadeva,
viene dall'alto per la sesta volta,
vuole essere una creatura terrena,
partecipare al dolore e alla gioia.
Ad abitare qui, a provare
ogni evento umano disposto:
sia che voglia punire o perdonare,
deve guardare gli uomini da uomo.
E quando la citt, da viandante, ha visitato,
spiato i grandi, i piccoli scrutato,
la lascia, per procedere oltre, dopo il tramonto.

Appena uscito dalla citt, dove
ci sono le ultime case,
una ragazza perduta vi scorge,
bella, il trucco sulle guance.
Salute, pulzella! - Aspetta,
esco subito, ti ringrazio dell'onore. -
E tu chi sei? - Una baiadera,
e questa la casa dell'amore.
Si muove a scuotere i cimbali a passo di danza,
lei sa muoversi in cerchio con tanta grazia,
si piega, si flette e gli porge il mazzo di fiori.

Lusinghevole alla soglia lo conduce,
con gesto vivace, dentro la casa.
Mio bel forestiero, splendida di luce
sar tra poco tutta la capanna.
Se tu sei stanco, sollievo ti voglio dare,
e ristoro ai piedi che ti dolgono.
Avrai tutto quello che desideri avere,
il riposo, o il piacere o il gioco.
Lei mitiga dolori simulati con solerzia operosa.
Sorride il divino: osserva con gioia
un cuore umano nell'essere pi corrotto.

E mentre esige da lei cure da schiava,
lei diventa sempre pi serena,
nelle arti precoci della ragazza
poco a poco la natura si rivela.
Cos s'innesta sopra il fiore
il frutto nello spazio di un attimo;
se nell'anima si piega il volere,
l'amore non sar lontano.
Ma per saggiarla con prove sempre pi severe,
lui che conosce gli abissi e le altezze,
sceglie gioia e terrore e acerbo affanno.

E le guance dipinte lui bacia,
la tormenta l'amore che prova,
prigioniera la ragazza,
piange per la prima volta;
ai suoi piedi lei si prosterna,
non per piacere o profitto,
ahim, e le agili membra
si negano a ogni servizio.
Cos alla festa e alle gioie del talamo
il velo scuro, soave preparano
le ore notturne, il pregevole ordito.

Assopita tardi tra i giochi,
svegliata presto dopo breve riposo,
trova l'amatissimo ospite
sopra il suo cuore, morto.
Si getta su di lui gridando,
ma non risveglia l'uomo,
e le rigide membra portano
in tutta fretta al rogo.
Lei ode i sacerdoti, le funebri nenie,
delira e corre e la calca lei fende.
Chi sei? Quale forza ti spinge al sepolcro?

Lacera l'aria il suo grido,
cade a terra vicino al feretro:
Rivoglio il mio sposo, io
anche nella tomba lo cerco.
Le sue membra, splendore divino,
in cenere si devono disperdere?
Mio! Fra tutti era mio!
Una notte soave, una solamente!
Cantano i sacerdoti: Portiamo gli anziani,
dopo lungo languire e un lento raggelarsi,
portiamo i giovani, prima che vi pongano mente.

Ascolta la saggezza dei tuoi
sacerdoti: non era il tuo sposo.
Da baiadera vivi i tuoi giorni
e cos non hai nessun obbligo.
Al corpo segue solo l'ombra
nel regno dei morti silente:
segue lo sposo solo la sposa,
questo dovere e gloria insieme.
Suona, tromba, per il sacro lamento.
Prendete, o di, fra di voi l'ornamento
dei giorni, il giovane tra le fiamme attendete!

Cos il coro che, spietato,
accresce l'angoscia del suo cuore;
lei con braccia spalancate
balza nell'ardente morte.
Ma il dio giovinetto si leva
verso l'alto, dalla fiamma,
e fra le sue braccia sospesa
lo segue anche l'amata.
Dei peccatori pentiti la deit si compiace;
gli immortali inalzano le creature del male
verso il cielo, con braccia di fiamme.


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    Una pubblicazione proposta fra le tante presenti nel sito
Biografia di Tito Lucrezio Caro (99? - 55? ac) Forse di origine campana, la sua formazione avvenne sicuramente a Roma, dove visse. Di lui si hanno solo incerte e lacunose notizie biografiche: lo stesso Cicerone, che ne fece pubblicare il poema, lo nomina appena in una lettera privata; Virgilio e Orazio ne tacciono; lo ricorda, lodandolo, Cornelio Nepote. Nella generale scarsit d'informazioni emerge una notizia di San Girolamo: per un filtro d'amore sarebbe divenuto pazzo e avrebbe composto il suo capolavoro negli intervalli di lucidit, per poi suicidarsi. Gli storici e i critici di oggi oscillano tra l'accettazione, il rifiuto e l'interpretazione di questa sorprendente notizia. Lucrezio autore di una sola opera, il poema in esametri La natura, ispirato alla dottrina filosofica di Epicuro, del quale il poeta si fa continuatore, sia assumendone la cosmologia materialistica, sia interpretandone il messaggio come una rivoluzione culturale rispetto ai valori della tradizione romana. La capacit di scrutare a fondo l'esistenza dell'uomo e di tutte le creature viventi, la consapevolezza della forza delle passioni, la tensione emotiva e lirica con cui elabora la materia fanno di Lucrezio uno dei massimi poeti del mondo antico.

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