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Pubblicata il: agosto 07, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie tedesche | Totali visite: 4032 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Johann Wolfgang Goethe
Francoforte 28 agosto 1749 Weimar, 22 marzo 1832


LA SPOSA DI CORINTO

Un giovane venne da Atene a
Corinto, qui ancora non sapevano chi era.
Sperava nel favore di un cittadino;
i padri erano stati ospiti a vicenda,
avevano deciso da tempo
che figlia e figlio dovevano
essere nel futuro moglie e marito.

Ma sar anche il benvenuto, se a caro
prezzo il favore non acquista?
Lui, con i suoi, ancora pagano,
gli altri battezzati e seguaci di Cristo.
Se nuova fede sorge,
spesso fedelt e amore
come erba grama si estirpano.

E gi tutta la casa era nel silenzio,
padre, figlie, solo la madre veglia;
accoglie l'ospite con fare benevolo,
sbito lo si porta nella stanza pi bella.
Vino e cibo spiccano prima
che il desiderio esprima:
gli augura buona notte da dispensiera sollecita.

Ma di fronte a cos ricca mensa
non gli viene la voglia di cibo;
cibo e bevanda dimentica per la stanchezza
e si getta sul giaciglio vestito;
mentre il sonno lo coglie,
ecco uno strano ospite
che per la porta aperta si fa vivo.

Allora vede al bagliore della lampada
una ragazza, in velo e abito bianco,
entrare, silente e pudica, nella stanza,
intorno alla fronte un nastro nero e dorato.
Come lei lo scorge,
solleva con stupore,
tutta un fremito, una bianca mano.

Sono io, esclama, in casa tanto straniera
che dell'ospite non ho saputo nulla?
Cos in clausura sono prigioniera!
Ora con violenza la vergogna mi turba.
Tu sguita tranquillo
a riposare sul giaciglio,
e io me n'andr, svelta come sono venuta.

Rimani, bella fanciulla! grida il ragazzo,
e dal suo letto rapido balza:
Qui ci sono i doni di Cerere, di Bacco,
e tu porti Amore, fanciulla cara!
Sei smorta di terrore!
Vieni, vediamo, amore,
quanto siano felici le divinit.

Rimani lontano, frmati, giovinetto!
Gioie pi non mi sono riserbate.
compiuto per me il passo estremo,
per l'insana follia della buona madre,
che, guarendo, per il futuro
giovinezza e natura
ha, con un giuramento, al cielo consacrate.

Il vario stuolo degli di d'un tempo
ha svuotato la casa silente d'un tratto.
Invisibile Uno solo sta nel cielo,
e un Redentore in croce venerato;
vittime in questo luogo
non agnello n toro,
la vittima, inaudita, l'essere umano.

Lui interroga e pesa ogni parola;
non una sfugge al suo animo, una soltanto.
dunque vero che l'amata sposa
mi sta dinanzi in questo luogo appartato?
Puoi essere mia ormai,
giurando i nostri padri
per noi la grazia divina hanno impetrato.

Io non sar mai tua, anima cara!
A mia sorella minore ti riserbano.
Mentre mi affliggo in silente clausura,
oh, nelle sue braccia, pensa
a colei che pensa a te soltanto,
che si tormenta amandoti,
che presto si nasconder nella terra.

No! Per questa fiamma che Imene ci mostra
in benevolo presagio, te lo posso giurare;
tu non sei perduta per me e per la gioia,
vieni con me in casa di mio padre.
Amata, resta qui!
Festeggia insieme con me
il nostro, inatteso, banchetto nuziale.

E si scambiano i segni di fede a vicenda:
lei gli offre la collana d'oro,
e lui vuole darle una coppa argentea,
non esiste lavoro pi prezioso.
Questa non fa per me,
io ti prego che
una tua ciocca mi sia data in dono.

Solo mentre l'ora cupa degli spettri scoccava,
un senso di sollievo la pervase.
Con bocca smorta, suggeva avida
il vino, scuro, colore del sangue.

Ma del pane di frumento,
che le offriva benevolo,
lei non prese la pi piccola parte.

E il giovane bevve la coppa di vino
avido, in fretta, come lei che gliela porse.
Amore lui chiede nel tacito convito;
malato di passione il suo povero cuore.
Ma lei si nega
a ogni sua preghiera,
fino a che in pianto egli cadde sul giaciglio.

E lei viene e accanto a lui distesa:
Ah, come soffro vedendo il tuo strazio!
Ma sentirai, toccando le mie membra,
con un brivido, quello che ti ho celato.
La bella
che ti sei scelta
bianca come neve ma fredda come il ghiaccio.

Con impeto l'afferra tra le braccia valide,
un amore giovanile lo pervade con la sua forza:
Spera di scaldarti con me, anche
se tu mi fossi inviata dalla tomba!
Scambio di aliti e baci.
Amore che dilaghi!
Non ardi e non senti il fuoco che mi divora?

L'amore in lacci sempre pi stretti li annoda,
al piacere si mescola il pianto;
lei sugge avida le fiamme della sua bocca,
uno conscio di s solo nell'altro.
L'amore del giovane smania
che in lei il gelido sangue riscalda,
ma nel suo petto il cuore senza battito.

Intanto la madre si insinua nel corridoio,
intenta a tardivi, domestici lavori,
vicino alla porta resta a lungo in ascolto,
che cosa sia mai quello strano rumore.
Lamento e grido voluttuoso
di sposa e di sposo,
e il delirante balbettio d'amore.

Accanto alla porta rimane immobile,
perch lei prima deve persuadersi,
e sente i pi solenni giuramenti d'amore,
con fastidio, frasi d'amore carezzevoli:
Il gallo si sveglia, zitto! -
Ma tu domani notte
sarai qui di nuovo? - e baci innumerevoli.

La madre non trattiene pi la sua ira,
apre in fretta il noto chiavistello:
Simili sgualdrine ci sono in casa mia,
cos pronte alle voglie dello straniero?
Quando entra nella stanza,
alla luce della lampada
vede la propria figlia - o cielo.

E il giovane nel terrore di quell'attimo
vuole coprire l'amata con i veli
di fanciulla, con il drappo,
ma lei si districa da quelle vesti.
La sua figura
si alza, lunga
e lenta sul letto, con la forza degli spettri.

Madre, madre! Cupa la sua voce,
Cos la bella notte volete negarmi!
Mi cacciate dunque da questo tepore.
Mi sono destata solo per disperarmi?
Non vi bastato
che, avvolta nel sudario,
mi portaste nella tomba nel fiore degli anni?

Ma dall'angustia delle lastre grevi
un giudizio che pronuncio io stessa, mi muove.
Inutili le nenie dei vostri preti,
inutile la loro benedizione;
n il sale n l'acqua
raggela la giovinezza che palpita;
ah, la terra non raggela l'amore!
Questo giovane mi fu promesso quando
ancora il sereno tempio di Venere si ergeva.
Madre, il patto voi avete infranto
per il voto a una fede falsa e straniera.
Ma nessun dio, se la madre
giura di negare
la mano della figlia, ascolta la preghiera.
Sono cacciata via dal sepolcro,
in cerca del bene che rimpiango ancora,
per amare l'ormai perduto sposo
e suggere il sangue del suo cuore.
Dopo la sua fine,
mi volgo ad altre vite,
e la giovane stirpe soggiace al furore.
Bel giovane, pi a lungo non vivrai;
tu ti estinguerai in questo luogo.
La mia collana io ti donai;
la tua ciocca via mi porto.
Osserva, esaminala,
sarai grigio domani
e soltanto laggi sarai bruno di nuovo.

Ascolta, madre, la mia ultima preghiera:
appresta, per le esequie, il rogo,
apri l'arca angosciosa che mi serra,
porta gli amanti nelle fiamme al riposo!
Quando sfavilla e rovente
arde la cenere,
agli antichi di corriamo incontro.


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