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Pubblicata il: luglio 02, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie tedesche | Totali visite: 2984 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
La porta immensa par che non racchiuda
anima viva. Il ponte va, ritorna -
proclive sempre. Ma le accoglie certo
- tutte - il cortile antico: al cielo effuso,
recinto d'olmi. E non disertan elle
i loro asili, ove non sia movendo
verso la chiesa pe'l sentiero usato,
ad apprender perché furon ricolme
di tanto amore nei lontani giorni.

Si prostrano, colà; ravvolte stanno
nei bianchi lini: tutte quante eguali,
come se a mille riflettesse il coro
una imagine sola entro il profondo
limpido specchio degli intercolunni.
Salgon d'un tratto, ripide, le voci
l'erta del canto: e dall'estrema cuspide,
oltre la quale è il vuoto, incontro agli angeli
l'ultima nota si distacca, vola...
e, accolta in cielo, non discende più.

Per ciò, quando si levano rivolte,
son cosi mute, tutte; e l'una porge
tacita all'altra, onde si segni in croce,
di su le dita, l'acqua benedetta,
che la fronte ristora e il labbro sbianca.

Quindi, rifanno contegnose, assorte,
l'usata via; le giovani, sicure:
le vecchie, incerte: e la più vecchia indugia
dietro di tutte, lenta. E nel silenzio
le rinserran veloci i cheti asili,
tratto tratto scambiandosi fra gli olmi,
in un frequente lampeggiar di vetri,
un po' di solitudine divina.


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