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Pubblicata il: luglio 02, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie tedesche | Totali visite: 2247 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
1
Da che l'Angelo mio pi non mi veglia,
pu libere spiegar, volando, l'ali;
e fendere il silenzio delle stelle.

Ch le trepide mani egli levare
non deve pi su le mie notti sole,
da che l'Angelo mio pi non mi veglia.


2
Da che l'Angelo mio pi non mi veglia,
da che lo espulse, dopo l'alba, il giorno,
il nostalgico volto ci spesso inclina
verso la terra; e pi non ama il cielo.

Da questa grama realt vorrebbe
le mie pallide preci ancora addurre
per lo svettante murmure dei boschi
al paese, lass, dei Cherubini.

Il mio pianto di bimbo, vi recava,
le mie piccole pene e le preghiere.
Crebbero quivi in esili boschetti,
che sovra lui sussurrano.


3,
Se nel meriggio della vita, un giorno,
tra '1 chiasso delle fiere e dei mercati,
avvenga ch'io dimentichi, repente,
il fiorito pallor del mio mattino
(l'Angelo mio custode, pensieroso:
la sua bont, la tunica di neve,

le sue mani congiunte alla preghiera,
il cenno della destra a benedirmi)
nel pi arcano de' sogni 10 serber
l'immagine dell'ali ripiegate,
che a tergo gli svettavano siccome
un gran cipresso bianco.


4
Le mani sue, rimangono; siccome
rondini cieche, che, dal sole illuse,
(mentre gli stormi trassero pei mari
dove pur sempre aulisce Primavera)
sui rami secchi d'un albero ignudo
lottano contro i soffi dei rovaio.

Un pudico rossore le sue guance
invermigliava. come di fanciulla,
che sul bujo dell'anima allo sposo
grevi coltri di porpora distenda.

E avea negli occhi una fulgida vampa,
quasi d'aurora. - Ma su tutto, immense,
svettavan l'ali a navigargli il cielo.


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