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Pubblicata il: luglio 02, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie tedesche | Totali visite: 2872 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
In quell'alba (trascorsa era la notte
piena d'orgasmi, d'impeti e di grida)
il mare ancora si sconvolse. Url.
E come l'urlo si richiuse lento,
gi dai pallidi cieli mattutini
nel muto abisso celere piombando -
il mare gener.

Al primo sole scintill di ricci,
ribalen l'immenso equoreo pube.
Candida, in s rattratta, umida ancora,
fuor dalle spume una fanciulla emerse.
Come la foglia verde appena messa
freme, si stira e languida si svolge,
cos, per entro la frescura intatta,
nella fievole brezza del mattino,
a poco a poco il corpo suo si schiuse.

Fulgidi risalirono i ginocchi.
Sfere di luna, parvero: sommersi
nei nebulosi margini dell'anche.
L'ombra arretr; scopr gli agili stinchi.
Si protesero i piedi; e furon luce.
Come nel sorso palpita la gola,
ogni giuntura palpit. Fu vita.

Entro il calice alcionio era quel corpo
come in mano di bimbo un fresco pomo;
e nel piccolo stimma a mezzo il ventre,
accogliersi parea tutta la tenebra
di quella immensa chiarit vivente.

Sott'essa risala, fievole e chiaro,
l'arco dei lombi, il flutto; e ricadeva,
ruscellando sommesso, a quando a quando.
Di luce intriso, non ancora ombrato,
come d'aprile macchia: di betulle,
si palesava ignudo il caldo pube.

Quindi si bilanci la svelta linea
delle morbide spalle, equilibrata,
su lo stelo del corpo, che, diritto,
vibr come zampillo. Alto, ricadde,
con lento indugio, nelle braccia lunghe,
precipitando in gonfie onde di chiome.

Il volto trapass, piano, dall'ombra
del suo scorcio reclino, ecco, alla luce.
Eretto fu. Sott'esso, rilevato,
si conchiuse del mento il tondo giro.
Ma poi che il collo dardeggi, vibrando
come uno stelo fervido di linfe,
anche le braccia s'agitaron tese,
colli di cigni all'erma sponda aneli.

Ed ecco: all'improvviso entro la grigia
alba sopita delle membra, corse
la prima brezza: un timido respiro.
Nel pi sottile rameggiante intrico
delle trepide vene, un sussurro
flebile si lev: frusci, sovr'esso,
il primo alacre scorrere del sangue.
Quindi, la brezza rinforz. Fu vento.
Con tutto il fiato si gitt per entro
gli acerbi seni. Li gonfi compresso.
Candide vele ricolme di spazio,
trassero, quelli, il lieve corpo a riva.

Ed approd, la Dea.

Dietro di lei che per i lidi nuovi
- rapido il passo - procedea, balzarono
tutto il mattino i fiori e gli alti steli:
ardenti ed ebri, quasi appena dsti
da una notte d'amplessi.
Ed ella andava,
velocemente lontanando in corsa.

Ma nell'ora pi calda - a mezzo il giorno
anc&oaute;ra il mare si sconvolse, urlando.
Un delfino gitt; dai flutti stessi,
porpora enorme: esanime, squarciato.


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