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Pubblicata il: febbraio 27, 2014 | Da: Redazione
Categoria: Poesie ungheresi | Totali visite: 5904 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Attila József 11/04/1905 Ferencváros Budapest – 03/12/1937 Balatonszárszó Ungheria


MIA MADRE

Una domenica sera mia madre č tornata

fra le mani recando due pentolini:

sorrideva in silenzio e s'č fermata

un po' nella penombra.



Nelle pentole c'erano gli avanzi

della cena dei nostri padroni:

anche a letto , dopo, io pensavo

che quelli ne mangiavano a pentole piene.



Mia madre, esile, scarna, č morta giovane:

le lavandaie muoiono presto.

Le gambe non reggono ai carichi,

fa male il capo dallo stirare.



Per montagne esse hanno biancheria da lavare:

il loro dilettoso ristoro sono le dense

nubi di vapore, e per cambiar d'aria

c'č la soffitta.



La rivedo, mia madre, con il ferro da stiro:

per stirare spezzň quel suo fragile corpo:

si fece sempre piů striminzita

- pensateci, o proletari -

ed aggobbě per lavare.



Ed io non sapevo che ancora era giovane:

sognava d'avere un grembiale pulito

e che allora il postino la salutava.


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