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Pubblicata il: agosto 03, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poeti francesi | Totali visite: 6068 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Charles Baudelaire

SPLEEN E IDEALE
20 LA MASCHERA


Statua allegorica di gusto rinascimentale
A Ernest Christophe, scultore

Contempliamo questo tesoro di grazie fiorentine: nell'ondulazione del suo corpo muscoloso Eleganza e Forza, sorelle divine, ugualmente abbondano. Questa donna, pezzo veramente miracoloso, divinamente forte, adorabilmente sottile, fatta per troneggiare su letti sontuosi a carezzare gli ozi d'un pontefice o d'un principe.

- Guarda anche quel sorriso fine e voluttuoso in cui la Fatuit si muove estatica: quel lungo sguardo sornione, languido e irridente, quel viso graziosamente fine, tutto ravvolto di veli, di cui ogni tratto ci dice con aria vittoriosa: "La Volutt mi chiama, l'Amore mi incorona!" A quest'essere maestoso, guarda che eccitante fascino la gentilezza conferisce. Avviciniamoci e giriamo attorno alla sua belt.

O bestemmia dell'arte, o sorpresa fatale. La donna dal corpo divino, tutto una promessa di felicit finisce in alto in un mostro dalla doppia testa!

- Ma no, non che una maschera, un ornamento ingannatore, questo volto rischiarato da una smorfia squisita. Guarda, ecco, atrocemente contratta, la vera testa e l'autentica faccia, rovesciata dietro la faccia mentitrice. Povera, grande belt! Il magnifico fiume del tuo pianto finisce nel mio cuore turbato; la tua menzogna m'inebria e la mia anima s'abbevera ai flutti che il Dolore fa sgorgare dai tuoi occhi.

- Perch piange, lei, la bellezza perfetta che terrebbe sotto i piedi la vinta umanit? Quale male misterioso divora il suo fianco d'atleta?

- Lei piange, insensata, perch ha vissuto e perch vive! Ma quel che soprattutto ella deplora, e la fa fremere sino ai ginocchi il fatto che domani bisogner che viva ancora. Domani, e domani ancora, e sempre. Come noi.


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passato tanto Ma non cambio Ho fatto danni su danni Mi sono fatto male E continuavo senza gridare Cerco di scappare Da un labirinto senza uscita Cerco, scavo ma faccio sempre Lo stesso girotondo La sera vedo il rosso del tramonto Con le sue nuvole viola In cui cerco il bianco Di cui sono fatte la mattina Quando il sole brilla in alto Come cerco in me Quello che mi faceva ridere Essere sereno e felice Di perder tempo Vorrei che il mio dolore Fosse muto e si nutrisse di silenzio Perch da quando parla Ripete sempre lo stesso lamento C chi nel dolore Ci nasce e ci muore Ma almeno ha la dignit Di non farlo pesare In fondo sar quel che devessere Sia che ci sia un temporale Che un sole tropicale Non sono io che scelgo Ne c nessuno da pregare La vita va da se Ed imprevedibile Proprio come te Come i tuoi occhi e il tuo cuore Impercrutabili e indecifrabili Per me che se penso al tuo sapore Ancora perdo la ragione. Daniele Paiaccia

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