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Pubblicata il: ottobre 05, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poeti francesi | Totali visite: 5186 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Lautréamont
Poesie
2
II

Il genio garantisce le facoltà del cuore.
L'uomo non è meno immortale dell'anima.
I grandi pensieri vengono dalla ragione.
La fraternità non è un mito.
I bambini che nascono non conoscono nulla della vita, neppure la grandezza.
Nella sventura, il numero degli amici aumenta.
Lasciate ogni disperazione, voi ch'entrate.
Bontà, il tuo nome è uomo.
È qui che dimora la saggezza delle nazioni.
Ogni volta che ho letto Shakespeare, mi è sembrato di tagliuzzare il cervello di un giaguaro.
Scriverò i miei pensieri con ordine, secondo un piano privo di confusione. Se sono giusti, il primo venuto sarà la conseguenza degli altri. È questo il vero ordine. Caratterizza il mio oggetto con il disordine calligrafico. Farei troppo disonore al mio soggetto, se non lo trattassi con ordine. Voglio mostrare che ne è capace .
Io non accetto il male. L'uomo è perfetto. L'anima non cade. Il progresso esiste. Il bene è irriducibile. Gli anticristo, gli angeli accusatori, le pene eterne, le religioni sono il prodotto del dubbio.
Dante, Milton, descrivendo ipoteticamente le lande infernali, hanno dato prova di essere iene di prima grandezza. La
prova è eccellente. Il risultato è cattivo. Le loro opere non vengono comprate.
L'uomo è una quercia. La natura non ne conosce di più robuste. Non serve che l'universo si armi per difenderlo. Una goccia d'acqua non basta a preservarlo. Anche se l'universo lo difendesse, egli non sarebbe più disonorato di quanto lo sia ciò che non lo preserva. L'uomo sa che il suo regno non ha morte, che l'universo ha un inizio. L'universo non sa niente: è, tutt'al più, un giunco pensante.
Mi immagino Elohim più freddo che sentimentale.
L'amore di una donna è incompatibile con l'amore dell'umanità. L'imperfezione dev'essere rifiutata. Niente è più imperfetto dell'egoismo a due. Nel corso della vita, le diffidenze, le recriminazioni, i giuramenti scritti sulla sabbia, pullulano. Non è più l'amante di Chimène; è l'amante di Graziella. Non è più Petrarca; è Alfred de Musset. Durante la morte, un macigno roccioso in riva al mare, un lago qualsiasi, la foresta di Fontainebleau, l'isola d'Ischia, uno studiolo in compagnia di un corvo, una camera ardente con un crocifisso, un cimitero in cui sorge, ai raggi di una luna che finisce per irritare, l'oggetto amato, delle strofe nelle quali alcune fanciulle di cui non si sa il nome, vengono a turno a passeggiare, a indicare la qualità dell'autore, e fanno udire dei rimpianti. In entrambi i casi, non c'è posto per la dignità.
L'errore è la leggenda dolorosa.
Gli inni a Elohim abituano la vanità a non occuparsi delle cose della terra. È questo lo scoglio degli inni. Disabituano l'umanità dal contare sullo scrittore. Essa lo abbandona. Lo chiama mistico, aquila, spergiuro nei confronti della propria missione. Non siete voi la colomba cercata.
Un prefetto di collegio potrebbe farsi un bagaglio letterario dicendo il contrario di ciò che hanno detto i poeti di questo secolo. Basterebbe che sostituisse le loro affermazioni con delle negazioni. E viceversa. Se è ridicolo attaccare i principi primi, è più ridicolo difenderli da questi stessi attacchi. Io non li difenderò.
Il sonno è una ricompensa per gli uni, un supplizio per gli altri. Per tutti, una sanzione.
Se la morale di Cleopatra fosse stata meno corta, il volto della terra sarebbe cambiato. Non per questo il suo naso sarebbe diventato più lungo.
Le azioni nascoste sono le più stimabili. Più ne vedo nella storia, più mi piace. Non sono state nascoste del tutto. Si sono venute a sapere. Quel poco da cui sono trapelate, ne aumenta il merito. La cosa più bella è non averle potute nascondere.
Il fascino della morte esiste solo per i coraggiosi.
L'uomo è così grande, che la sua grandezza appare soprattutto nel fatto che non vuole riconoscersi miserabile. Un albero non si riconosce grande. Significa essere grandi, riconoscersi grandi. Significa essere grandi, non volersi riconoscere miserabili. La sua grandezza confuta la sua miseria. Grandezza di un re.
Quando scrivo il mio pensiero, non mi sfugge. Quest'azione mi fa ricordare la mia forza, che dimentico a ogni istante. Io m'istruisco in proporzione al mio pensiero incatenato. Tendo soltanto a conoscere la contraddizione tra la mia mente e il nulla.
Il cuore dell'uomo è un libro che ho imparato ad apprezzare.
Non imperfetto, non decaduto, l'uomo non è più il grande mistero.
Non permetto a nessuno, neppure a Elohim, di dubitare della mia sincerità.
Noi siamo liberi di fare il bene.
Il giudizio è infallibile.
Noi non siamo liberi di fare il male.
L'uomo è il vincitore delle chimere, la novità di domani, la regolarità di cui geme il caos, il soggetto della conciliazione. Giudica ogni cosa. Non è debole. Non è verme. È il depositario del vero, l'accumulo di certezze, la gloria, non il rifiuto dell'universo. Se si umilia, io lo esalto. Se si esalta, io lo esalto ancora di più. Lo concilio con se stesso. Giunge a capire di essere la sorella dell'angelo.
Non c'è niente d'incomprensibile.
Il pensiero non è meno chiaro del cristallo. Una religione, le cui menzogne si fondino su di esso, può intorbidarlo per qualche minuto, per parlare degli effetti che durano a lungo. Per parlare degli effetti che durano poco, un assassinio di otto persone alle porte di una capitale lo intorbiderà - è certo - fino alla distruzione del male. Il pensiero non tarda a riacquistare la propria limpidezza.
La poesia deve avere per scopo la verità pratica. Essa enuncia i rapporti che esistono tra i principi primi e le verità secondarie della vita. Ogni cosa resta al suo posto. La missione della poesia è difficile. Essa non s'immischia negli avvenimenti della politica, nel modo in cui si governa un popolo, non fa allusioni ai periodi storici, ai colpi di Stato, ai regicidi, agli intrighi delle corti. Essa non parla delle lotte che l'uomo ingaggia, eccezionalmente, con se stesso, con le proprie passioni. Essa scopre le leggi che fanno vivere la politica teorica, la pace universale, le confutazioni di Machiavelli, i cartocci di cui si compongono le opere di Proudhon, la psicologia dell'umanità. Un poeta deve essere più utile di qualsiasi cittadino della sua tribù. La sua opera è il codice dei diplomatici, dei legislatori, di coloro che istruiscono la gioventù. Siamo lontani dagli Omero, dai Virgilio, dai Klopstock, dai Camoës, dalle immaginazioni emancipate, dai fabbricanti di odi, dai mercanti di epigrammi contro la divinità. Torniamo a Confucio, a Buddha, a Socrate, a Gesù Cristo, moralisti che vagavano per i villaggi soffrendo la fame! Bisogna fare i conti, ormai, con la ragione, che opera soltanto sulle facoltà che presiedono alla categoria dei fenomeni della bontà pura.
Niente è più naturale che leggere il Discorso sul Metodo dopo aver letto Berenice. Niente è meno naturale che leggere il Trattato sull'Induzione di Biéchy, il Problema del Male di Naville, dopo aver letto le Foglie d'Autunno, le Contemplazioni. La transizione si perde. La mente recalcitra di fronte alla ferraglia, alla mistagogia. Il cuore è attonito davanti a quelle pagine scarabocchiate da un fantoccio. Questa violenza lo illumina. Chiude il libro. Versa una lacrima alla memoria degli autori selvaggi. I poeti contemporanei hanno abusato della loro intelligenza. I filosofi non hanno abusato della loro. Il ricordo dei primi si estinguerà. I secondi sono classici.
Racine, Corneille, sarebbero stati capaci di comporre le opere di Descartes, di Malebranche, di Bacon. L'anima dei primi è tutt'uno con quella dei secondi. Lamartine, Hugo, non sarebbero stati capaci di comporre il Trattato dell'intelligenza. L'anima del suo autore non è adeguata a quella dei primi. La fatuità ha fatto perdere loro le qualità centrali. Lamartine, Hugo, benché superiori a Taine, possiedono, come lui, - è penoso confessarlo - soltanto facoltà secondarie.
Le tragedie suscitano la pietà, il terrore, attraverso il dovere. È qualcosa. È male. Ma non è male quanto il lirismo moderno. La Medea di Legouvé è preferibile alla collezione delle opere di Byron, di Capendu, di Zaccone di Félix, di Gagne, di Gaboriau, di Lacordaire, di Sardou, di Goethe, di Ravignan, di Charles Diguet. Quale scrittore, tra voi, vi prego, può sollevare - cosa c'è? cosa sono questi sospiri recalcitranti? - il peso del Monologo di Augusto! I barbari vaudevilles di Hugo non proclamano il dovere. I melodrammi di Racine, di Corneille, i romanzi di La Calprenède lo proclamano. Lamartine non è capace di comporre la Fedra di Pradon; Hugo, il Venceslao di Rotrou; Sainte-Beuve, le tragedie di La Harpe o di Marmontel. Musset è capace di comporre dei proverbi. La tragedia è un errore involontario, ammette la lotta, è il primo passo del bene, non apparirà in quest'opera. Essa conserva il suo prestigio. Non altrettanto per il sofisma, dopo tutto il gongorismo metafisico degli autoparodisti del mio tempo eroico-burlesco.
Il principio dei culti è l'orgoglio. È ridicolo rivolgere la parola a Elohim, come hanno fatto i Giobbe, i Geremia, i David, i Salomone, i Turquéty. La preghiera è un atto falso. Il modo migliore per piacergli è indiretto, più conforme alla nostra forza. Consiste nel rendere felice la nostra razza. Non esistono due modi per piacere a Elohim. L'idea del bene è una. Poiché ciò che il bene è in meno lo è anche in più, permetto che mi si citi l'esempio della maternità. Per piacere alla propria madre, un figlio non le griderà che è saggia, radiosa, e che egli si comporterà in modo da meritare la maggior parte dei suoi elogi. Agisce diversamente. Invece di dirglielo direttamente, glielo fa pensare attraverso i propri atti, e si spoglia di quella tristezza che gonfia i cani di Terranova. Non bisogna confondere la bontà di Elohim con la trivialità. Ognuno è verosimile. La familiarità genera il disprezzo; la venerazione genera il contrario. Il lavoro distrugge l'abuso dei sentimenti.
Chi ragiona non crede contro la propria ragione.
La fede è una virtù naturale mediante la quale accettiamo le verità che Elohim ci rivela attraverso la coscienza.
Non conosco altra grazia se non quella di essere nato. Una mente imparziale la trova completa.
bene è la vittoria sul male, la negazione del male. Se si canta il bene, il male è eliminato da questo atto congruo. Io non canto ciò che non bisogna fare. Canto ciò che va fatto. Il primo non contiene il secondo. Il secondo contiene il primo.
La gioventù ascolta i consigli dell'età matura. Ha una fiducia illimitata in se stessa.
Non conosco ostacoli che superino le forze dello spirito umano, tranne la verità.
La massima non ne ha bisogno per dimostrarsi. Un ragionamento richiede un ragionamento. La massima è una legge che racchiude un insieme di ragionamenti. Un ragionamento si completa quanto più si avvicina alla massima. Divenuto massima, la sua perfezione respinge le prove della metamorfosi.
Il dubbio è un omaggio reso alla speranza. Non è un omaggio volontario. La speranza non acconsentirebbe ad essere soltanto un omaggio.
Il male insorge contro il bene. Non può fare di meno.
È una prova d'amicizia non accorgersi che quella dei nostri amici aumenta.
L'amore non è la felicità.
&bnsp;&bnsp;&bnsp;&bnsp;&bnsp;&bnsp;&bnsp;&bnsp;&bnsp;&bnsp; Se non avessimo difetti, non proveremmo tanto piacere a correggerci, a lodare negli altri ciò che a noi manca.
Gli uomini che hanno preso la risoluzione di detestare i loro simili ignorano che bisogna cominciare col detestare se stessi.
Gli uomini che non si battono in duello credono che gli uomini che si battono nei duelli all'ultimo sangue siano coraggiosi.
Come se ne stanno accucciate nelle vetrine le turpitudini del romanzo! Per un uomo che si perde, come un altro, per una moneta da cento soldi, talvolta sembra che potremmo uccidere un libro.
Lamartine ha creduto che la caduta di un angelo sarebbe diventata l'Elevazione di un Uomo. Ha avuto torto a crederlo.
Per far servire il male alla causa del bene, dirò che l'intenzione del primo è malvagia.
Una verità banale racchiude più genialità delle opere di Dickens, di Gustave Aimard, di Victor Hugo, di Landelle. Con queste ultime, un bambino sopravvissuto all'universo non potrebbe ricostruire l'anima umana. Con la prima potrebbe farlo. Supponendo che non scopra, presto o tardi, la definizione del sofisma.
Le parole che esprimono il male sono destinate ad assumere un significato di utilità. Le idee migliorano. Il senso delle parole vi partecipa.
Il plagio è necessario. Il progresso lo implica. Stringe da vicino la frase di un autore, si serve delle sue espressioni, cancella un'idea falsa, la sostituisce con l'idea giusta.
Una massima, per essere ben fatta, non richiede di essere corretta. Richiede di essere sviluppata.
Appena sorge l'aurora, le fanciulle vanno a cogliere delle rose. Una corrente d'innocenza percorre le valli, le capitali, soccorre l'intelligenza dei poeti più entusiasti, lascia cadere protezioni per le culle, corone per la gioventù, fiducia nell'immortalità per i vecchi.
Ho visto gli uomini sfinire i moralisti intenti a scoprire il loro cuore, spargere su di loro la benedizione del cielo. Esprimevano meditazioni vaste quanto è possibile, rallegravano l'autore delle nostre beatitudini. Rispettavano l'infanzia, la vecchiaia, ciò che respira e ciò che non respira, rendevano omaggio alla donna, consacravano al pudore le parti che il corpo esita a nominare. Il firmamento, di cui ammetto la bellezza, la terra, immagine del mio cuore, furono da me invocati affinché mi indicassero un uomo che non si credesse buono. Lo spettacolo di quel mostro, se si fosse realizzato, non mi avrebbe fatto morire di stupore: si muore per molto di più. Tutto questo non ha bisogno di commenti.
La ragione, il sentimento, si consigliano, si suppliscono. Chiunque conosca solo uno dei due, rinunciando all'altro, si priva della totalità degli ausili che ci sono stati accordati per la nostra condotta. Vauvenargues ha detto: "si priva di una parte degli ausilî".
Benché la sua frase e la mia si fondino sulla personificazione dell'anima nel sentimento, nella ragione, quella che io scegliessi a caso non sarebbe migliore dell'altra, se le avessi fatte io. La prima non può essere rifiutata da me. L'altra ha potuto essere accolta da Vauvenargues.
Quando un predecessore impiega nel senso del bene una parola che appartiene al male, è pericoloso che la sua frase sussista accanto all'altra. È meglio lasciare alla parola il significato del male. Per impiegare in bene una parola che appartiene al male, bisogna averne il diritto. Chi impiega in male le parole che appartengono al bene, non lo possiede. Non viene creduto. Nessuno vorrebbe servirsi della cravatta di Gérard de Nerval.
Poiché l'anima è una, si può introdurre nel discorso la sensibilità, l'intelligenza, la volontà, la ragione, l'immaginazione, la memoria.
Avevo passato molto tempo nello studio delle scienze astratte. Le poche persone con cui comunicavo non erano tali da disgustarmene. Quando ho iniziato lo studio dell'uomo, ho visto che queste scienze gli sono proprie, che uscivo meno dalla mia condizione penetrandovi che gli altri ignorandole. Ho perdonato loro di non dedicarvisi! Non credetti che avrei trovato molti compagni nello studio dell'uomo. Questo studio gli è proprio. Mi sono ingannato. Sono più coloro che lo studiano, di quanti studino la geometria.
Prendiamo la vita con gioia, purché non se ne parli.
Le passioni diminuiscono con l'età. Diminuisce anche l'amore, che non bisogna classificare tra le passioni. Ciò che perde da una parte, lo riacquista dall'altra. Non è più severo con l'oggetto dei suoi voti, poiché rende giustizia a se stesso: l'espansione è accettata. I sensi non hanno più il loro stimolo per eccitare i sessi della carne. Comincia l'amore per l'umanità. Nei giorni in cui l'uomo sente di diventare un altare adorno delle proprie virtù, e fa il conto dei dolori di cui si liberò, l'anima, in una piega del cuore da cui tutto sembra nascere, sente qualcosa che non palpita più. Ho nominato il ricordo.
Lo scrittore, senza separarle l'una dall'altra, può indicare la legge che governa ognuna delle sue poesie.
Alcuni filosofi sono più intelligenti di alcuni poeti. Spinoza, Malebranche, Aristotele, Platone non sono Hégésippe Moreau, Malfilâtre, Gilbert, André Chénier?
Faust, Manfred, Konrad sono tipi. Non sono ancora tipi ragionanti. Sono già tipi agitatori.
Le descrizioni sono una prateria, tre rinoceronti, la metà di un catafalco. Possono essere il ricordo, la profezia. Non sono il paragrafo che sto per concludere.
Il regolatore dell'anima non è il regolatore di un'anima. Il regolatore di un'anima è il regolatore dell'anima quando queste due specie di anima sono abbastanza confuse perché si possa affermare che un regolatore è una regolatrice soltanto nell'immaginazione di un pazzo che stia scherzando.
Il fenomeno passa. Io cerco le leggi.
Ci sono uomini che non sono tipi. I tipi non sono uomini. Non bisogna lasciarsi dominare dall'accidentale.
I giudizi sulla poesia hanno più valore della poesia. Sono la filosofia della poesia. La filosofia, così concepita, ingloba la poesia. La poesia non potrà fare a meno della filosofia. La filosofia potrà fare a meno della poesia.
Racine non è capace di condensare le sue tragedie in precetti. Una tragedia non è un precetto. Per uno stesso spirito, un precetto è un'azione più intelligente di una tragedia.
Mettete una penna d'oca in mano a un moralista che sia uno scrittore di prim'ordine. Sarà superiore ai poeti.
L'amore della giustizia, nella maggior parte degli uomini non è altro che il coraggio di subire l'ingiustizia.
Nasconditi, guerra.
I sentimenti esprimono la felicità, fanno sorridere. L'analisi dei sentimenti esprime la felicità, a parte ogni personalità; fa sorridere. I primi innalzano l'anima, dipendentemente dallo spazio, dalla durata, fino alla concezione dell'umanità, considerata in se stessa, nei suoi membri illustri. La seconda innalza l'anima, indipendentemente dalla durata, dallo spazio, fino alla concezione dell'umanità, considerata nella sua espressione più alta, la volontà! I primi si occupano dei vizi, delle virtù; la seconda si occupa soltanto delle virtù. I sentimenti non conoscono l'ordine del loro procedere. L'analisi dei sentimenti insegna a farlo conoscere, accresce il vigore dei sentimenti. Con i primi, tutto è incertezza. Sono l'espressione della felicità, del dolore, due estremi. Con la seconda, tutto è certezza. Essa è l'espressione di quella felicità che risulta, in un dato momento, dal sapersi contenere, in mezzo alle passioni buone o cattive. Essa impiega la propria calma a fondere la descrizione di queste passioni in un principio che circola attraverso le pagine: la non-esistenza del male. I sentimenti piangono, sia quando devono farlo, sia quando non devono. L'analisi dei sentimenti non piange. Essa possiede una sensibilità latente, che prende alla sprovvista, innalza al di sopra delle miserie, insegna a fare a meno di guida, fornisce un'arma di combattimento. I sentimenti, segno della debolezza, non sono il sentimento! L'analisi del sentimento, segno della forza, genera i sentimenti più magnifici che io conosca. Lo scrittore che si lascia ingannare dai sentimenti non deve essere posto sullo stesso piano dello scrittore che non si lascia ingannare dai sentimenti, né da se stesso. La gioventù si propone elucubrazioni sentimentali. L'età matura inizia a ragionare senza turbamento. Si limitava a sentire, ora pensa. Lasciava vagabondare le sue sensazioni: ecco che dà loro un pilota. Se considero l'umanità come una donna, non dimostrerò che la sua giovinezza è in declino, e la sua età matura si avvicina. La sua mente cambia nel senso del meglio. L'ideale della sua poesia cambierà. Le tragedie, i poemi, le elegie non avranno più il primato. Avrà il primato la freddezza della massima! Ai tempi di Quinault, sarebbero stati capaci di capire quello che dico. Grazie a qualche bagliore, diffuso da qualche anno nelle riviste, negli in-folio, ne sono capace anch'io. Il genere che intraprendo è tanto diverso dal genere dei moralisti, i quali non fanno altro che constatare il male, senza indicare il rimedio, quanto quest'ultimo non lo è dai melodrammi, dalle orazioni funebri, dall'ode, dalla stanza religiosa. Non c'è il sentimento delle lotte.
Elohim è fatto a immagine dell'uomo.
Molte cose certe sono contraddette. Molte cose false sono incontraddette. La contraddizione è il segno della falsità. L'incontraddizione è il segno della certezza.
Per le scienze esiste una filosofia. Non ne esiste una per la poesia. Non conosco moralista che sia poeta di prim'ordine. È strano, qualcuno dirà.
È orribile sentir scorrere via ciò che si possiede. Anzi, ci attacchiamo ad esso soltanto con l'idea di cercare se non ci sia qualcosa di permanente.
L'uomo è un soggetto vuoto di errori. Tutto gli mostra la verità. Niente lo inganna. I due principi della verità, ragione, senso, oltre a non mancare di sincerità, si chiariscono reciprocamente. I sensi illuminano la ragione con apparenze vere. Questo stesso servizio che le rendono, lo ricevono da lei. Ciascuno si prende la rivincita. I fenomeni dell'anima pacificano i sensi, forniscono loro impressioni che non garantisco fastidiose. Non mentono. Non s'ingannano a gara.
La poesia dev'essere fatta da tutti. Non da uno. Povero Hugo! Povero Racine! Povero Coppée! Povero Corneille! Povero Boileau! Povero Scarron! Tic, tic e tic.
Le scienze hanno due estremi che si toccano. Il primo è l'ignoranza in cui si trovano gli uomini nascendo. Il secondo è quello che raggiungono le grandi anime. Esse hanno percorso ciò che gli uomini riescono a sapere, si accorgono di sapere tutto, e si ritrovano in quella stessa ignoranza da cui erano partiti. È una dotta ignoranza, che conosce se stessa. Quelli tra loro che, usciti dalla prima ignoranza, non sono riusciti a raggiungere l'altra, hanno qualche infarinatura di questa scienza altezzosa, e fanno i saccenti. Costoro non turbano la gente, né giudicano peggio degli altri. Il popolo, gli esperti, costituiscono il nerbo di una nazione. Gli altri, che la rispettano, non per questo ne sono meno rispettati.
Per sapere le cose, non è necessario saperne i dettagli. Poiché questi sono in numero finito, le nostre conoscenze sono solide .
L'amore non si confonde con la poesia.
La donna è ai miei piedi!
Per descrivere il cielo, non bisogna trasportarvi i materiali della terra. Bisogna lasciare la terra, i suoi materiali, là dove si trovano, per abbellire la vita con il suo ideale. Dare del tu a Elohim, rivolgergli la parola, è una buffonata sconveniente. Il modo migliore di essergli riconoscenti non è strombettargli all'orecchio che è potente, che ha creato il mondo, che noi siamo dei vermi in confronto alla sua grandezza. Lo sa meglio di noi. Gli uomini possono fare a meno di insegnarglielo. Il modo migliore di essergli riconoscenti è consolare l'umanità, ricondurre tutto ad essa, prenderla per mano, trattarla fraternamente. È più vero.
Per studiare l'ordine, non bisogna studiare il disordine. Le esperienze scientifiche, come le tragedie, le strofe a mia sorella, il guazzabuglio delle sciagure, non hanno niente da fare quaggiù.
Non tutte le leggi possono essere dette.
Studiare il male, per esprimere il bene, non è studiare il bene in se stesso. Dato un fenomeno buono, ne cercherò la causa.
Fino ad oggi si è descritta l'infelicità per ispirare il terrore, la pietà. Descriverò la felicità per ispirare i loro contrari.
Esiste una logica per la poesia. Non è la stessa della filosofia. I filosofi non sono all'altezza dei poeti. I poeti hanno il diritto di considerarsi superiori ai filosofi.
Non ho bisogno di occuparmi di ciò che farò più tardi. Dovevo fare ciò che faccio. Non ho bisogno di scoprire quali cose scoprirò più tardi. Nella nuova scienza, ogni cosa viene nel suo momento, questa è la sua eccellenza.
C'è la stoffa del poeta nei moralisti, nei filosofi. Nei poeti è racchiuso il pensatore. Ogni casta sospetta l'altra, sviluppa le proprie qualità a danno di quelle che l'avvicinano all'altra casta. La gelosia dei primi non vuole confessare che i poeti sono più capaci. L'orgoglio dei secondi si dichiara incompetente a rendere giustizia a cervelli più teneri. Quale che sia l'intelligenza di un uomo, bisogna che il procedimento di pensiero sia lo stesso per tutti.
Constatata l'esistenza dei tic, non ci si meravigli di vedere le stesse parole ritornare più spesso del loro turno: in Lamartine, le lacrime che colano dalle froge del suo cavallo, il colore dei capelli della madre; in Hugo, l'ombra e lo squilibrio fanno parte della rilegatura.
La scienza a cui mi accingo è una scienza distinta dalla poesia. Non canto quest'ultima. Mi sforzo di scoprire la sua fonte. Per mezzo del timone che dirige ogni pensiero poetico, i professori di biliardo distingueranno lo sviluppo delle tesi sentimentali.
Il teorema è beffardo per sua natura. Non è indecente. Il teorema non chiede di essere applicato. L'applicazione che se ne fa mortifica il teorema, si rende indecente. Chiamate "applicazione" la lotta contro la materia, contro le devastazioni della mente.
Lottare contro il male, è rendergli troppo onore. Se permetto agli uomini di disprezzarlo, essi non omettano di dire che è tutto quello che posso fare per loro.
L'uomo è sicuro di non ingannarsi.
Non ci contentiamo della vita che abbiamo in noi. Vogliamo vivere una vita immaginaria, nell'idea che gli altri si fanno di noi. Ci sforziamo di apparire quali siamo. Ci dedichiamo a conservare quest'essere immaginario, che non è altro che quello vero. Se abbiamo generosità, fedeltà, ci affrettiamo a non farlo sapere, per attribuire queste virtù a quell'essere. Non le stacchiamo da noi per unirle a quello. Siamo valorosi per crearci la fama di non essere vili. Segno della capacità del nostro essere di non essere soddisfatto dell'uno senza l'altro, di non rinunciare né all'uno né all'altro. L'uomo che non vivesse per conservare la propria virtù, sarebbe infame.
Nonostante la vista delle nostre grandezze, che ci serra la gola, abbiamo un istinto che ci corregge, che non possiamo reprimere, che ci innalza!
La natura ha perfezioni per mostrare che è l'immagine di Elohim, e difetti per mostrare che non è meno della sua immagine.
È bene obbedire alle leggi. Il popolo capisce ciò che le rende giuste. Non le si abbandona. Quando si fa dipendere la loro giustizia da altre cose, è facile renderle sospette. I popoli non sono inclini alla rivolta.
Coloro che vivono nella sregolatezza dicono a quelli che vivono nell'ordine che sono loro ad allontanarsi dalla natura. Essi credono di seguirla. Bisogna avere un punto di riferimento per giudicare. Dove trovare questo punto nella morale?
Niente è meno strano delle contrarietà che si scoprono nell'uomo. Egli è fatto per conoscere la verità. La cerca. Quando tenta di afferrarla, si abbaglia, si confonde in modo tale da non permettere di disputargliene il possesso. Gli uni vogliono rapire all'uomo la conoscenza della verità, gli altri vogliono assicurargliela. Ognuno ricorre a motivi talmente dissimili, da distruggere l'imbarazzo dell'uomo. Non ha altra luce se non quella che si trova nella sua natura .
Nasciamo giusti. Ognuno tende a se stesso. Cioè verso l'ordine. Bisogna tendere al generale. L'inclinazione verso se stessi è la fine di ogni disordine, in guerra, in economia.
Gli uomini, essendo potuti guarire dalla morte, dalla miseria, dall'ignoranza, hanno escogitato, per essere felici, di non pensarci più. È tutto quello che sono riusciti a inventare per consolarsi di così pochi mali. Bella consolazione. Che non serve a guarire il male. Lo nasconde per un po'. Nascondendolo, fa in modo che si pensi di guarirlo. Per un legittimo rovesciamento della natura dell'uomo, non avviene che la noia, che è il suo male più sensibile, sia il suo massimo bene. Essa può contribuire più di ogni altra cosa a fargli cercare la guarigione. Ecco tutto. Il divertimento, che egli considera il suo bene più grande, è il suo più infimo male. Lo avvicina più di ogni altra cosa alla ricerca del rimedio dei suoi mali. L'una e l'altra sono una controprova della miseria, della corruzione dell'uomo, tranne che della sua grandezza. L'uomo si annoia, cerca una moltitudine di occupazioni. Ha l'idea della felicità che ha conquistato; trovandola in sé, la cerca nelle cose esteriori. Si accontenta. L'infelicità non è né in noi, né nelle creature. È in Elohim.
Poiché la natura ci rende felici in ogni condizione, i nostri desideri ci raffigurano una condizione infelice. Aggiungono alla condizione in cui ci troviamo le pene della condizione in cui non siamo. Anche quando giungessimo a quelle pene, non per questo saremmo infelici, avremmo altri desideri conformi a una nuova condizione.
La forza della ragione appare meglio in coloro che la conoscono che in coloro che non la conoscono.
Siamo così poco presuntuosi che vorremmo essere conosciuti da tutta la terra, anche dalla gente che verrà quando non ci saremo più. Siamo così poco vanitosi, che la stima di cinque persone, facciamo sei, ci allieta, ci onora.
Poco ci consola. Molto ci affligge.
La modestia è talmente naturale nel cuore dell'uomo, che un operaio non si preoccupa di vantarsi, vuole avere i propri ammiratori. Ne vogliono i filosofi. E soprattutto i poeti! Coloro che scrivono in onore della gloria vogliono avere la gloria di aver scritto bene. Coloro che leggono vogliono avere la gloria di averlo letto. Io, che scrivo questo, mi vanto di avere tale voglia. Quelli che lo leggeranno, si vanteranno a loro volta.
Le invenzioni degli uomini vanno aumentando. La bontà, la malizia del mondo, in generale non restano le stesse.
Lo spirito dell'uomo più grande non è talmente dipendente da essere turbato dal minimo rumore del Tintamarre intorno a lui. Non occorre il silenzio di un cannone per impedire i suoi pensieri. Non occorre il rumore di una banderuola, di una carrucola. La mosca, attualmente, non ragiona bene. Un uomo le ronza alle orecchie. È sufficiente per renderla incapace di buon consiglio. Se voglio che essa possa trovare la verità, scaccerò quest'animale che tiene in scacco la sua ragione, e turba un'intelligenza che governa i regni.
Lo scopo di quelle persone che giocano a pallacorda con tanta applicazione di spirito, e agitazione di corpo, è di vantarsi con gli amici di aver giocato meglio di un altro. È la fonte della loro tenacia. Gli uni sudano nelle loro stanze da lavoro per mostrare ai sapienti di aver risolto un problema d'algebra che fino a quel momento non era stato possibile risolvere. Gli altri si espongono ai pericoli, per vantarsi di aver conquistato una piazzaforte, con minor spirito, a mio avviso. Altri ancora si uccidono di fatica per osservare queste cose. Non per diventare, in tal modo, meno saggi. E soprattutto per mostrare che ne conoscono la solidità. Questi sono i meno sciocchi della banda. Lo sono consapevolmente. Degli altri si può pensare che non lo sarebbero, se non avessero questa consapevolezza?
L'esempio della castità di Alessandro non ha prodotto più uomini continenti di quanto quello della sua abitudine di ubriacarsi abbia prodotto uomini temperanti. Non ci si vergogna a non essere virtuosi come lui. Si crede di non partecipare completamente delle virtù dei comuni mortali, quando ci si vede partecipi delle virtù di questi grandi uomini. Ci si lega ad essi per l'estremità che li lega al volgo. Per quanto superiori, sono uniti al resto degli uomini in qualche punto. Non sono sospesi in aria, separati dalla nostra società. Se sono più grandi di noi, è che hanno i piedi all'altezza dei nostri. Sono tutti allo stesso livello, poggiano sulla stessa terra. Da quest'estremità, sono alti come noi, come i bambini, un po' più delle bestie.
Il modo migliore di persuadere consiste nel non persuadere.
La disperazione è il più piccolo dei nostri errori.
Quando un pensiero ci si offre come una verità banale, e noi ci diamo la pena di svilupparlo, troviamo che è una scoperta.
Si può essere giusti, se non si è umani.
Le bufere della giovinezza precedono i giorni radiosi.
L'incoscienza, il disonore, la lubricità, l'odio, il disprezzo degli uomini sono a prezzo di denaro. La liberalità moltiplica i vantaggi delle ricchezze.
Coloro che hanno probità nei loro piaceri, ne hanno una sincera nei loro affari. È il segno di un'indole poco feroce, che il piacere ci renda umani.
La moderazione dei grandi uomini limita soltanto le loro virtù.
È offendere gli umani, lodarli in modo tale da allargare i limiti del loro merito. Molta gente è abbastanza modesta da sopportare facilmente di essere stimata.
Bisogna aspettarsi tutto, e niente temere dal tempo, dagli uomini.
Se il merito, la gloria non rendono infelici gli uomini, ciò che si chiama infelicità non merita i loro rimpianti. Un'anima si degna di accettare la ricchezza, la quiete, se ha bisogno di anteporre loro il vigore dei propri sentimenti, lo slancio del proprio genio.
Si apprezzano i grandi progetti, quando ci si sente capaci di grandi successi.
Il riserbo è il tirocinio delle menti.
Si dicono cose solide, quando non si cerca di dirne di straordinarie.
Niente che sia vero è falso; niente che sia falso è vero. Tutto è il contrario di sogno, di menzogna.
Non bisogna credere che ciò che la natura ha fatto grazioso sia vizioso. Non c'è secolo, non c'è popolo che abbia stabilito virtù e vizi immaginari.
Non si può giudicare la bellezza della vita se non da quella della morte.
Un drammaturgo può dare alla parola "passione" un significato di utilità. Non è più un drammaturgo. Un moralista dà a qualunque parola un significato di utilità. È sempre il moralista!
Chi consideri la vita di un uomo, vi trova la storia del genere. Niente ha potuto renderlo malvagio.
Devo proprio scrivere in versi per distinguermi dagli altri uomini? La carità si pronunci!
Il pretesto di coloro che fanno la felicità altrui è che vogliono il loro bene.
La generosità gioisce della felicità altrui, come se ne fosse responsabile.
L'ordine domina nel genere umano. La ragione, la virtù non vi prevalgono.
I principi creano pochi ingrati. Danno tutto quello che possono.
Si possono amare con tutto il cuore persone in cui si riconoscono grandi difetti. Sarebbe un'impertinenza credere che la sola imperfezione abbia il diritto di piacerci. Le nostre debolezze ci legano gli uni agli altri quanto potrebbe farlo ciò che non è la virtù.
Se i nostri amici ci rendono dei servigi, noi pensiamo che, in quanto amici ce li devono. Non pensiamo affatto che ci debbano la loro inimicizia.
Chi fosse nato per comandare, comanderebbe fin sul trono.
Quando i doveri ci hanno esauriti, crediamo di aver esaurito i doveri. Diciamo che tutto può riempire il cuore dell'uomo.
Tutto vive attraverso l'azione. Da ciò, comunicazione tra gli esseri, armonia dell'universo. Questa legge così feconda della natura, troviamo che nell'uomo è un vizio. Egli è obbligato ad obbedirle. Non potendo sussistere nella quiete, ne concludiamo che è al suo posto.
Si sa cosa sono il sole, i cieli. Possediamo il segreto dei loro movimenti. Nella mano di Elohim, strumento cieco, meccanismo insensibile, il mondo attira i nostri omaggi. Le rivoluzioni degli imperi, i volti dei tempi, le nazioni, i conquistatori della scienza, tutto questo proviene da un atomo che striscia, non dura che un giorno, e distrugge lo spettacolo dell'universo in ogni epoca.
Ci sono più verità che errori, più buone qualità che cattive, più piaceri che dolori. Ci piace controllare il carattere. Ci innalziamo al di sopra della nostra specie. Ci arricchiamo della considerazione di cui l'abbiamo colmata. Crediamo di non poter separare il nostro interesse da quello dell'umanità, di non sparlare del genere umano senza compromettere noi stessi. Questa ridicola vanità ha riempito i libri di inni in favore della natura. L'uomo è in disgrazia presso coloro che pensano. Si fa a gara nell'accusarlo di meno vizi. Ma quando mai non fu sul punto di rialzarsi, di farsi restituire le proprie virtù?
Niente è stato detto. Si arriva troppo presto da più di settemila anni da quando esistono uomini. Per quanto riguarda i costumi, come per il resto, il meno buono è còlto. Abbiamo il vantaggio di lavorare dopo gli antichi e i capaci tra i moderni.
Siamo suscettibili di amicizia, di giustizia, di compassione, di ragione. O amici miei! cos'è dunque l'assenza di virtù?
Fino a quando i miei amici non moriranno, non parlerò della morte.
Siamo costernati delle nostre ricadute, di vedere che le nostre sventure hanno potuto correggerci dei nostri difetti.
Possiamo giudicare la bellezza della morte solo da quella della vita.
I tre puntini finali mi fanno alzare le spalle di pietà. Si ha bisogno di questo per provare che si è un uomo di spirito, cioè un imbecille? Come se la chiarezza non valesse il vago, a proposito di puntini!


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