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Pubblicata il: ottobre 05, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poeti francesi | Totali visite: 3153 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Mallarmé

LA DISDETTA

Alte sullo stordito armento degli umani
Balzavano di luci le selvagge criniere
Dei mendichi d'azzurro col piede qui sui piani.

Fin nella carne un vento spiegato per bandiere
Oscuro flagellava di freddo il loro andare
E ancora vi scavava rughe d'ira severe.

Sempre con la speranza d'incontrarsi col mare,
Viaggiavan senza pane, senza bastoni o urne
Mordendo il cedro d'oro dell'ideale amaro.

Rantolarono molti nelle gole notturne
Felici, ebbri del sangue lento da lor fluente,
O morte, solo bacio su bocche taciturne!

La lor disfatta è opera d'un angelo possente
Ritto sull'orizzonte, d'una spada al bagliore:
Porpora si rapprende sul cuor riconoscente.

Come già prima il sogno or succhiano il dolore
E quando vari ritmando lamenti voluttuosi
Il popolo si china e la madre ne ha onore.

Quelli son consolati, sicuri e maestosi;
Ma accanto di fratelli hanno una schiera ignota,
Beffata, martoriata dai casi più tortuosi.

Il sale ugual dei pianti rode la dolce gota,
Si cibano di cenere col medesimo amore,
Ma è volgare o burlesca la sorte che li ruota.

Potevano eccitare anche come un clangore
La servile pietà delle razze malferme,
Prometei cui manchi vùlture roditore!

No, vili e persi in vaste sabbie senza cisterne
Corron sotto la sferza d'iroso dittatore:
La Disdetta, il cui riso ignoto li prosterna.

Amanti, salta in groppa terzo, il separatore!
Poi varcato il torrente vi tuffa in acqua amara
E fa un masso fangoso di voi doppio candore.

Grazie a lui, se uno soffia la buccina bizzarra,
Ragazzi ci torceranno in un riso ostinato
Scimmiottando, la mano sul dietro, la fanfara.

Grazie a lui, se uno orna ecco un seno seccato
Con una rosa nubile che vi porta chiarezza,
Bava luccicherà sul suo fiore dannato.

E questo nano scheletro, piumato per vaghezza,
Calzato, cui l'ascella peli in vermi ha converso,
Per essi è l'infinito della vasta amarezza.

Vessati essi non vogliono provocare il perverso,
La lor daga stridendo segue il raggio di luna
Che piove sul carcame e vi passa attraverso.

Mesti senza l'orgoglio che sacra la sfortuna,
Tristi di vendicare l'ossa a colpi di becco,
Essi agognano l'odio e non l'astio che abbruna.

Essi sono il sollazzo d'ogni gratta-ribeca,
Di marmocchi, bagasce, della vecchia semenza
Dei pezzenti che danzano quando la brocca è secca.

I poeti che vivono d'ira e beneficienza
Non conoscono il male di questi dei oscurati,
Li dicono tediosi e senza intelligenza.

"Posson fuggire essendo d'ogni impresa saziati,
Come cavalli vergini schiumano di tempesta
Piuttosto che al galoppo partire corazzati.

D'incenso il vincitore sazierem alla festa:
Ma perché non indossano, essi, buffoni egregi,
Cenci scarlatti urlando che tutti ci si arresti!"

Quando tutti sul viso gli han sputato i lor spregi,
Nulli ed a bassa voce invocando che tuoni,
Questi eroi eccessivi di scherzosi disagi

Vanno ridicolmente a impiccarsi ai lampioni.


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