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Pubblicata il: ottobre 22, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poeti francesi | Totali visite: 4486 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Mallarmé

VECCHIA OUVERTURE DI ERODIADE
LA NUTRICE

(Incantesimo)

Abolita, ed orrenda la sua ala
Nel pianto della vasca, che, abolita,
Mira gli allarmi, coi suoi ori nudi
Frustando il cielo crèmisi, un'Aurora
Ha scelto, piume araldiche, la nostra
Sacrificale e cineraria torre.
Greve tomba da cui un bell'uccello
È fuggito, capriccio solitario
D'aurora dalle vane piume nere...
Ah! maniero di tristi e decaduti
Paesi! Niente fiotta! L'acqua cupa
Si rassegna, oramai non visitata
Dalle piume e dal cigno inobliabile:
L'acqua specchia soltanto l'abbandono
D'autunno, che vi estingue la sua face:
Del cigno, quando in mezzo al mausoleo
Pallido in cui tuffò la testa, triste
Per il diamante puro di una stella,
Ma anteriore, che mai non scintillò.

Colpa! rogo! supplizio! antica aurora!
Porpora in cielo! Stagno della porpora!
Complice! E sui carnati, spalancate,
Le vetrate.

La stanza singolare
Anche nel piano che correda un secolo
Bellicoso, gioielli impalliditi,
Ha il nevoso passato per colore
E la tappezzeria di madreperla,
Pieghe vane con gli occhi seppelliti
Di sibille offerenti vecchie dita
Ai Magi. Una tra esse, dal passato
Di fogliami, sul candido mio abito
Chiuso in avorio, con un cielo sparso
D'uccelli nero-argento, sembra in voli
Di fantasma partire mascherata,
Una fragranza, o rose! che conduce
Una fragranza, lungi da quel letto
Vuoto che un cero spento nascondeva,
Una fragranza d'oro freddo intorno
Al cuscinetto, ciuffo di corolle
Spergiure con la luna (se ne sfoglia
Alla cera spirata ancora una),
Il cui lungo rimpianto ed i cui steli
Chiude un sol vaso, languido splendore.
Trascinava un'Aurora ali tra il pianto!

Ombra maga dai fascini simbolici!
Una voce, una lunga evocazione
Dal passato, è la mia, forse all'incanto
Pronta? Tra gialle pieghe dal pensiero
Ancora trascinando, antica, uguale
A una stella incensata su un confuso
Cumulo d'ostensorî raffreddati,
Tra vecchi buchi e pieghe irrigidite
Secondo il ritmo e le non tocche trine
Del sudario che lascia tra i merletti
Disperato salire lo splendore
Velato s'alza: (o quale lontananza
Celata in questi appelli!) lo splendore
Vecchio, venato di rossore insolito,
Della voce languente, nulla, senza
Accoliti il suo oro getterà
In estremi bagliori, essa, ancora,
L'antifona dal verso che richiede,
All'agonia, all'ora delle lotte
Funebri! E a forza di silenzio e tenebra
Tutto ugualmente torna, vinto, stanco,
Fatidico, monotono, nel vecchio
Passato, come si rassegna l'acqua
Nelle vasche d'un tempo.

Ella ha cantato,
Talora incoerente, lamentabile
Segno! Il letto di pagine sottili,
Tale, vano e claustrale, non è il lino!
Che dei sogni tra pieghe non ha più
Care magie, né il morto baldacchino
Dalla deserta seta, dei capelli
Addormiti il profumo. Ma l'aveva?
Fredda fanciulla, di serbare all'alba
Brividente di fiori il suo piacere
Sottile, il suo passeggio a sera quando
L'ora cattiva fende melograni!
La luna, sì la sola è sul quadrante
Ferreo dell'orologio, sospendendo
Lucifero, ferisce sempre, sempre
Un'ora nuova di clessidra, pianto
Di goccia oscura, che, caduta, va,
E su quell'ombra, su quell'ineffabile
Passo, non l'accompagna un solo angelo!
Ciò non sa il re che assolda, da gran tempo
La vecchia gola è inaridita. Il padre
Ciò non sa, né il terribile ghiacciaio
Che ne specchia l'acciaio delle armi,
Quando, giacendo sopra una congerie
Di morti senza bara dal profumo
Di resina, enigmatico, egli offre
Ai vecchi abeti le sue trombe argentee!
Tornerà un giorno dai paesi alpestri!
In tempo? Perché tutto qui è presagio
Cattivo sogno! All'unghia che sul vetro
S'alza con il ricordo delle trombe,
Il vecchio cielo brucia e muta un dito
In un cero bramoso, e il suo rossore
Di crepuscolo triste affonderà
Presto dentro la cera che indietreggia!
Di crepuscolo no, ma d'alba rossa
Alba del giorno ultimo che viene
Tutto a finire, se così si torce
Che non più si sa l'ora, il rosseggiare
Di quest'ora profetica che piange
Su di lei, esiliata nel suo cuore
Prezioso, la fanciulla, come un cigno
Che nasconde i suoi occhi tra le piume,
Come tra le sue piume il vecchio cigno,
Passata angoscia delle piume, lungo
L'eterno viale delle sue speranze,
Per vedere i diamanti eletti d'una
Stella morente, e che non brilla più.


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