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Pubblicata il: ottobre 11, 2013 |
Da: Redazione
Categoria: Poeti francesi | Totali visite: 6660 | Valorazione
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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
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Mallarmé
PROSA
(per des Esseintes)
Iperbole! dalla mia memoria
Trionfalmente non t'è dato
Levarti oggi magica storia
In un vecchio libro ferrato:
Poiché io in fondo, con la scienza,
L'inno dei cuori spirituali
Nell'opera della mia pazienza,
Atlanti, erbari, rituali.
Conducevamo il viso in viaggio
(O sorella, due fummo, due)
Su molte grazie del paesaggio,
Paragonandole alle tue.
L'era d'autorità s'infosca
Quando senza motivo si dice
Di questo meriggio che la nostra
Doppia incoscienza approfondisce
Che, terra dei cento giaggioli,
Essi sanno se pure è stata,
Del suo nome non fa parola
L'oro della tromba d'estate.
Sì, in un'isola che l'aria
Colma di vista e non di visioni
Ogni fiore più largo svaria
Senza che noi se ne ragioni.
Tali, immensi, che ciascuno
Ordinariamente s'ornò
D'un lucido giro, lacuna
Che dai giardini lo separò.
Gloria a lungo bramata, Idee,
Tutto esaltava in me vedere
La famiglia delle iridacee
Sorgere a questo nuovo dovere,
Ma la sorella sennata e tenera
Non portò più lungi lo sguardo
Del sorriso e, quasi ad intenderla
Io con cura antica m'attardo.
Oh! sappia lo Spirito di litigio,
A quest'ora che noi taciamo,
Che lo stelo d'un multiplo giglio
Troppo ingrandiva per ciò che siamo
E non come piange la sponda,
Quando il suo gioco monotono mente
A voler che l'ampiezza comprenda
Tra il mio giovane sbalordimento
D'udir tutto il cielo e le carte
Senza fine attestati su me,
Dal flutto stesso che si diparte,
Che quel paese non fu e non è.
La fanciulla più non si estasia
E dotta già attraverso sentieri
Dice la parola: Anastasio!
Nata per immortali papiri,
Prima che rida un sepolcreto
Sotto alcun clima, suo bisavolo,
Di quel nome: Pulcheria! segreto
Sotto il troppo grande gladiolo. |
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Una pubblicazione proposta fra le tante presenti nel sito |
CANTO QUARTO
Completo
Mentre son questi a le bell'opre intenti,
perché debbiano tosto in uso porse,
il gran nemico de l'umane genti
contra i cristiani i lividi occhi torse;
e scorgendogli omai lieti e contenti, |
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