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Pubblicata il: settembre 13, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poeti maledetti | Totali visite: 10782 | Valorazione:

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Arthur Rimbaud
1854 –1891

L’ORGIA PARIGINA
OVVERO
PARIGI SI RIPOPOLA




Vigliacchi, eccola! Riversatevi nelle stazioni!

Il sole ripulì coi suoi polmoni ardenti

i viali che una sera i Barbari riempirono.

Ecco la Città santa, seduta in occidente!



Su! impediremo il riflusso d’incendio,

ecco i Lungosenna, ecco i viali, ecco

le case sull’azzurro lieve che s’irradia

e che una sera il rossore delle bombe costellarono!



Rimpiattate i palazzi morti nelle cucce di tavolati!

L’antica luce sbigottita rinfresca i vostri sguardi.

Ecco la truppa fulva di chi torce le anche:

siate folli, sarete strambi, essendo truci!



Mucchio di cagne in fregola che mangiano cataplasmi,

il grido delle magioni auree vi reclama. Volate!

Mangiate! Ecco la notte gioiosa dai profondi spasmi

Che scende per strada. O desolati beoni,



trincate! Quando la luce arriva intensa e folle,

frugando accanto a voi i grondanti sfarzi,

voi non gli sbaverete dietro, immobili, muti,

nei vostri boccali, gli occhi persi in pallide lontananze?



Tracannate, alla Regina dalle chiappe cascanti!

Ascoltate il lavorio dei rutti stupidi

e laceranti! Ascoltate saltare nelle notti ardenti

gli idioti che farfugliano, i vecchi, i fantocci, i lacchè!



O cuori di sudiciume, bocche spaventose,

funzionate con più vigore, bocche di putridume!

Un po’ di vino per questi ignobili torpori, sulle tavole…

I vostri buzzi son colmi di vergogna, o Vincitori!



Aprite le vostre narici alle nausee superbe!

Inzuppate di micidiali veleni le corde dei vostri colli!

Sulle nuche infantili abbassando le sue mani in croce

Il Poeta vi dice: “Vigliacchi, siate folli!



Perché voi rovistate nel ventre della Donna,

voi temete che ancora lei abbia una convulsione

che gridi, asfissiando la vostra infame nidiata

sul suo petto, in un orribile stretta.



Sifilitici, pazzi, buffoni, fantocci, ventriloqui,

che gliene frega a Parigi la puttana,

delle anime, dei corpi, dei veleni e dei cenci vostri?

Tutti voi si scrollerà di dosso, ringhiosi marci?



E quando sarete a terra, in gemito sulle vostre budella

sfiancati, reclamando i vostri soldi, sconvolti,

la cortigiana rossa dai seni turgidi di battaglie

lungi dal vostro stupore torcerà i suoi alti pugni!



Quando i tuoi piedi hanno ballato sfrenati nell’ira,

Parigi! quando tu hai preso tante coltellate,

quando tu cadesti, trattenendo nelle tue chiare pupille

un po’ della bontà della fulva primavera,



o città in dolore, o città quasi morta,

la testa e i due seni scagliati all’Avvenire

che disserra sul tuo pallore miliardi di porte,

città che l’oscuro Passato potrà benedire:



corpo rimagnetizzato per le atroci pene,

tu dunque riscoli l’orrida vita! Tu senti

sgorgare il flusso di lividi vermi nelle tue vene,

e sul tuo chiaro amore scorrere le dita glaciali!



E non è un male. I vermi, i lividi vermi

non fermeranno più il tuo soffio di Progresso

come le Strigi non spegnevano l’occhio delle Cariatidi

su cui lacrime d’oro astrale scendevano dagli azzurri gradini.”



Anche se è orrendo vederti ricoperta

così, anche se non si è mai fatto di una città

ulcera più fetida nella verde Natura,

il Poeta ti dice: “Splendida è la tua Bellezza!”



La tempesta ti ha consacrato come suprema poesia;

l’immenso agitarsi di forze ti soccorre;

la tua opera pulsa, la morte ringhia. Città eletta!

Ammassa gli stridori nel cuore della tromba sorda.



Il Poeta prenderà il singhiozzo degli Infami,

l’odio dei Forzati, il clamore dei Maledetti;

e i suoi raggi d’amore flagelleranno le Donne.

Le sue strofe balzeranno: Ecco, Ecco! Banditi!



Società, tutto è ristabilito: le orge

rimpiangono i vecchi rantoli nei vecchi bordelli:

e i gas in delirio, contro i muri insanguinati,

fiammeggiano sinistri verso i ciani scialbi!


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