| LUNA
di kastokalòs
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Che fai tu, Luna, nel ciel? Dimmi, ‘chè ridi? Umile echeggio sono le mie parole Come del Maestro di Recanati, Per l’immensa meraviglia che ho di te, Solitaria ‘bitante d’un frammento di buio Infinito. Dimmi, Cos’è che t’ispira tanta allegrezza? Così che io lo vada a cercare Per far del mio riso forzato Qualcosa di nativo. È forse il luccichio di quattro barlumi fittizi che ti fascina? Oh Luna, sì ingenua e remota, Come candida bimba Non sai com’è star posati quaggiù, Dove non esiste strana forza che ti Mantiene. Nel mio Cielo, grigio d’asfalto, Lune s’incalzano e s’acciuffano Per chi all’astro di fuoco rotondo deve far da specchio. Indi, attenta osserva, Ch’è stesso luccichio del Geoide ch’ogni tanto ti fa Dispetto! E se così non vedi e sei incanta, Come fu che un dì agisti per lontanarti? Ah Luna, dimmi almeno come facesti, ‘Chè mi farebbe sereno lasciarmi cullare lassù, lontano Dalla danza dei cotoni bianchi Col venticello a sussurrarmi dolci suoni Di ninna nanna, Come quando ti vidi per la prima volta Fra le braccia di mamma… A te, insolita Amica, la cara mia causa di male rivelerei Sicuro di poter dire a persona di cui si ha fido, Che per insoffribili silenzi preziosi Fa che io sia ad avere foce. E solo acqua e pietre la conosceranno. È creatura del mio mondo Che per toni e colori dall’altre si scosta. Nei lunghi tuoi viaggi, certamente l’avrai incontrata, Forse, come me adesso, a mirarti da una finestrella Triste. Di sicuro la ricorderai Perché speciale: Affascinante come un’Aurora Boreale, Come la Via Lattea, come Venere. E come Venere, per me, Uomo, Vicina e Irraggiungibile. Il suo nome t’è simile. Lo splendore dei suoi occhi, anche. Forse non sarà, come te, perpetua Ma in una cosa di sicuro ti vince: La sua luce non è data, è Luna che brilla di luce propria. Della mia Volta Celeste... ...La Stella più Amata. |
| 5 aprile/12 luglio 2005 |