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1821-1878 Le ondine
cinto di betule sopra le immobili onde turchine ridde volubili1 danzano, intrecciano famiglie aeree d'agili Ondine2. Volano, volano in giro languide coi bracci pendoli, come chi dorme; i veli nivei tessuti d'alito lasciano scorgere le dive forme. Le membra àn gelide, le labbra pallide, il crin cinereo, non ànno il core. Sono una nuvola di fredde vergini, che mai non seppero che fosse amore. Lieve uno strepito, come per l'aride foglie fa il zefiro, danno i lor balli; altere ammirano le proprie immagini pinte sui liquidi cupi cristalli. Quando la candida luna le irradia, sembrano un'orbita d'iride stanca; ombre di giovani, larve di silfidi, altro che l'anima a lor non manca. Con volo instabile girano in garrulo vortice assiduo i tuoi pensieri, Elisa, simili ai fochi fatui, che a notte danzano pei cimiteri. I tuoi sarebbero baci adorabili, se non sentissero di labbra spente: degne degli angeli le tue blandizie, s'elle non fossero fatte di niente. O sciolga il tenero cinto di Venere, o inesorabile ricusi amore, sereno, gelido sempre ed immobile in solitudine stagna il tuo core. Superba e vacua divina statua non ài delizie, non ài tormenti; l'inerzia vegeta ne le tue viscere, leggiadra sterile di sentimenti. (1)ridde volubili: danze di continuo intrecciate (2)Ondine: Nereidi delle antiche mitologie germaniche |