l'ammirano incantati, la magica bellezza riflettono negli occhi; la sognano al Nord tra boschi di neve, la misurano ai castelli; ma queste mura che nascono dal verde così massicce e così gentili con la corona degli alberi fioriti solo qui si possono trovare e, dentro, gli uomini antichi rievocare sui selciati d'un tempo! I tetti vicini, il piccolo anfiteatro, l'orologio della Torre, il leccio dei Guinigi... È davvero bella la città e più bello ancora è sentirla nella voce, nei rumori delle notti, nel respiro delle ombre, nell'odore dei suoi anni come la sento io che l'ho qui dentro la carne, dentro il mio cuore. Oh, i portoni consunti, le logge buie dove mi nascondevo col terrore giocando, quelle corse nelle strade di sera quando l'Estate era calda e il Maggio aveva il profumo delle rose! Ogni pietra ha visto i miei passi, udito la mia voce ed ogni volta che varco le sue porte lo sento che mi accoglie contenta la città, mi riconosce ed apre quelle braccia così tenere, così dolci. I suoi rioni ricolmi di umanità di amicizie sconfinate di faide efferate di rancori mi hanno fatto uomo. Il turista non sa di Cittadella e Pelleria di Piazza e del Bastardo, di ciò che pullula nella via dei suoi terzieri. Se potesse sentire anche questo come lo sente il mio cuore oh, certo rimpiangerebbe il mio amore e di non esser cresciuto qua. 10 giugno 1988 |
||