IL CONFESSORE

Padre... -- Dite il Confiteor.[1] -- L'ho detto. --
L'atto di contrizione? -- L'ho gia fatto. --
Avanti, dunque. -- Ho detto "cazzo-matto"[2],
A mio marito, e gli ho sottratto un grossetto[2]. --

Poi? -- Per una pentola che mi ruppe il gatto
Gli dissi fuori di me: "Sia maledetto";
Ed è creatura di Dio! -- C'è altro? -- Frequento
Un giovanotto, e ci sono andata a letto. --

E lì cosa è successo? -- Un po' di tutto. --
Cioè? Sempre, m'immagino, pel dritto[1]. --
Anche a rovescio... -- Oh che peccato brutto!

Dunque, in causa di questo giovanotto,
Tornate, figlia, con cuore trafitto,
Domani, a casa mia, verso le otto.

Roma, 11 dicembre 1832


[1] · Questo brillante sonetto, come alcuni altri, si regge sul contrasto fra la popolana che parla in dialetto e il confessore ipocrita che parla un italiano forbito, riprende la donna per le sue colpe e poi cerca di approfittare di lei.
[2] · Equivale a "scimunito", "deficiente".
[3] · Moneta d'argento da mezzo paolo.