IL LUOGOTENENTE
Appena udii parlare del cavalletto [1]
Corsi presto dal signor Luogotenente:
"Mio marito... Eccellenza... É un poveretto
Per carità... Perché non ha fatto niente".
Dice "Mettiti a sedere". Io mi ci metto.
Lui con un cenno manda via la gente:
Poi mi si acosta: "Dimmi un po', musetto,
Tuo marito lo vuoi reo o innocente?"
"Innocente", io dico; e lui: "Mi fa piacere";
E, detto fatto, quella faccia d'ebreo[2]
Mi infila la mano sinistra nel busto.
Io balzo in piedi, e strillo: "Ehi, signor babbeo..."
E lui: "Figliola, quel ch'è giusto è giusto:
Andate via: vostro marito è reo".
Roma, 6 novembre 1832
[1] · Il "cavalletto" era una pena corporale, consistente in nerbate sul deretano (annota lo stesso Belli), che aveva da poco sostituito l'ancor più crudele "corda", in base alla quale i condannati venivano legati per i polsi ad una carrucola e rudemente tirati su e lasciati ricadere un numero di volte, ciò che spesso causava loro la slogatura delle spalle.
[2] · Per il popolino i non-cristiani non erano persone, ma semplicemente "ebrei", "turchi", "mori", ecc., e sottoposti a feroci discriminazioni. "Faccia d'ebreo" era dunque un pesante insulto.
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