GLI SPIRITI[1]
IV
Un mese, o poco più, dopo il guadagno
Della piastra che fece il santo prete,
Venne la pasqua, e lo sciocco che conoscete
Cominciò a lavorare di spazzolino.[2]
"Cos'è? Un buco al soffitto! Oh, prete cane",
Disse allora il babbeo che conoscete:
"Ecco dove vanno le monete!
Scommettiamo che il mio scudo cerca il compagno?"
Infatti, dopo due notti di tregua,
Ecco la solita Badessa
A dare giù col solito sospiro.
"Signor don Liborio mio, ne basta una di presa in giro",
Strillò costui; "e le messe, per questa volta,
Se le volete dire, ditele gratis".
Roma, 21 novembre 1832
[1] · Questo è il quarto sonetto della serie.
[2] · All'approssimarsi di Pasqua, una tipica usanza romana è quella di fare le pulizie in casa, le cosiddette "pulizie di Pasqua". A quei tempi era l'unica occasione dell'anno in cui ciò avveniva.
La traduzione letterale è: "Cominciò a lavorare di scaccia-ragno", un utensile consistente in un fascio di piume fissate all'estremità di una pertica, per spazzolare il soffitto.
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