IL GIORNO DEL GIUDIZIO[1]
Quattro grandi angeli con le trombe in bocca
Si disporranno uno per angolo
A suonare: poi con tanto di vocione
Cominceranno col dire: "Sotto a chi tocca".
Allora verrà su una moltitudine
Di scheletri dalla terra, a carponi,
Per riprendere sembianze umane
Come pulcini attorno alla chioccia.
E questa chioccia sarà Dio benedetto,
Il quale ne farà due parti, bianca, e nera:
Una per andare in cantina, una sul tetto.[2]
In ultimo uscirà una schiera
D'angeli, e come se si andasse a letto,
Smorzeranno le luci, e buona sera.
Roma, 25 novembre 1831
[1] · Uno dei più famosi sonetti belliani, nel quale la forza della scena è stata spesso paragonata a quella di un quadro barocco.
Questo è anche uno dei pochi sonetti dal finale non umoristico.
[2] · Cioè all'inferno e in paradiso
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