ERO PEGGIO DER MI' GALLO



Vesto mondo quanto č cambio
verso l'artri un c'é pił scambio,
pił la gente non soride
tutto vanto ci divide.

In que' tempi ormai passati
si pulivino i fossati,
poga suppa ner tegame
si moriva anco di fame.

E mi mą che mi diceva
quer che conta č la preghiera
tre succhini e una patata,
era vesta la mangiata.

Quante vorte a confessacci!
un ci voglio pił pensacci
tra le sorca stavo spesso
tante ghiove e pogo lesso.

Dar mattin fino alla sera
io treppiavo tanta tera
con du' necci e du' frittelle
a sogną sotto le stelle.

Anche se un popo' asprino
si trincava ir fragolino
si antava tutti in coro
per l'amore quanto logro!

Se provavo a strissą l'occhio
era pronto gią ir malocchio
un finiscio di scordallo:
ero peggio der mi' gallo.