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Il tenero vagito dell'alba sbriciola carezze e allestisce con le sue dita fragili l'anima di queste case antiche inginocchiate alla dolce severità del Duomo. S'affaccia lo sguardo sonnolento di finestre ancora chiuse sulla valle intorpidita di nebbia. Il bosco alle spalle è ventata nera, compatta; invisibili occhi i casolari nascosti. La Pania, di fronte, dal nulla su bianche creste di spume si dipinge d'acqua e d'infinito. Rabbrividisce l'aria al suono dell'ore sulla torre che cullò il Poeta nel "cantuccio d'ombra romita". Le vie brune, tra palpebre serrate di mura e volte complici, nel faticoso attorcigliarsi -serpeggiare d'argento, gioco bizzarro di stigmate- grondano silenzio che sa di rumore nel respiro dei millenni. La Storia ha cucito addosso a queste pietre i suoi cimeli di arte, di abbagli, di glorie, di fasti, di fede e di guerre e di miserie e di sudore..., conservati nella galleria di abbondanti tesori, pezzi rari, pezzi unici, fragranze sospese in oasi di sogno. Ma al rimbalzo dei primi passi strappati al sonno ed al primo sferragliare di una saracinesca si adagiano nello scrigno della memoria gli scenari prestigiosi. La vita si sveglia: rapido è il tuffo sulle cicatrici dell'oggi. Rimane sospesa l'eco come refolo di tempi remoti a far compagnia agli sguardi intensi, ammirati ed a far battere d'emozione "il gran cuore turistico". |