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1887-1917
Talvolta quando al tramonto passeggio stanco pel Corso (ch'è vuoto), uno che incontro dice, forte, il mio nome e fa: "buona sera!" Allora d'un tratto, lì sul Corso ch'è vuoto, m'imbatto stupito alle cose d'ieri e sono pur io una cosa col nome. Quando ti stringo la mano e tu ripigli sicuro il discorso di ieri, non so qual riverbero giallo di ambigua impostura colori di dentro l'atto di me che t'ascolto. Fingo d'essere con te e non ho cuore a dirti d'un tratto: "Non so chi tu sia!" Amico, in verità, non so chi tu sia. E come tu vuoi ch'io rinsaldi l'oggi all'ieri labbra d'abisso, ferita divaricata dell'infinito? Mi fermi per via chiamandomi a nome, col mio nome di ieri. Ora cos'è questo spettro che torna (l'ieri nell'oggi) e questa immobile tomba del nome? Tepido letto del nome, sicura casa dell'ieri! Soffice lana dei sofferti dolori, sosta ombrosa delle gioie lontane. Nave sul mare. Zattera di naufraghi. Ma l'oggi è, via, come una cateratta aperta. Nubi cangianti nell'abissale cavo del cielo. Non v'è altro eterno che l'attimo. Pietosamente mascheri alla mia disperazione la tua felicità. Sei chiuso nella tua gioia com'io nel mio dolore. Dallo scoppio della mia gioia, come una ferita, il tuo soffrire. Compiuto il mio desiderio, con stupefazione, ecco il tuo pianto. Ma ciascuno si dibatta nel suo oggi, carcerato nella cella.
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