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Mai me la scorderò la mi' vacanza, tutti i saluti, tutte quelle borse... Quell'emozion' che avevo alla partenza, a controllammi credete mi ci volse. Erimo in sei in sulla cinquecento lustrata a specchio per andà a Viareggio, sembrava di sta' a cuoce a foco lento, come fagioli dentro ad un laveggio. Caro quell'affitto lo pagai, du' stanze spoglie appena più servizi, ma mi pareva d'essere all'auay col cappellino novo e col du' pezzi. In sei ci si resto per poghe ore, era come c'avessimo il richiamo, "dai ci s'arangia, 'un mi fa discore, se 'un ci s'aiuta che parenti siamo?" Mi toccò dormì anco per tera, e più di venti metteli a mangià, ma quando andavin' al mare sai che c'era, potevo finalmente respirà. Quindici giorni che sembron' una vita ma ritornai viva a casa mia, apersi l'uscio e... restai allibita, "qui ci si piglia qualche malattia". Il mi' marito che solo era restato, (lu' con il mare 'un c'ha confidenza) pover'omo s'era preoccupato, m'avesse avvezzo male la vacanza, m'aveva lascio un trasando che 'un vi dio, (c'en cose che 'un si scrivin' sul quaderno) ci volse più d'un mese e vivaddio, fu come se sortissi dall'inferno. Ma una vacanza anch'io di quelle belle la voglio fa' e giuro 'un mi contento, mi fisso un grandotel con cinque stelle, anzi di più... con tutto il firmamento. |