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Nascetti e ci trovai la mi' sorella che aveva preso già il meglio posto, era più brava le', era più bella, ma uguale sempre 'un vien neanco l'arosto. Il mi' fratello invece vense dopo, ma subito fu il gallo del pollaio, io lo vedevo come il gatto il topo, dicevin che soffrivo di gennaio. Ci avevo fatto ormai guasi la bocca, a sopportà que' due sempre più boni. Ne vense un'altra, la chiamavin "Cocca", dicevin: "è il cacio su' nostri maccheroni". Ma 'un si fermon' mia lì, la più piccina fu il ben di Dio, la manna dal cielo, guai a chi la stuziava, poverina! A chi s'attentava a torgini anco un pelo. Fra tutt'eccinque io sempre la péggio, "miccia, musona, testarda e prepotente", "io quella lì davvero non la reggio, se 'un cambia un giorno o l'altro se ne pente". Di tante cose oggi son pentita, ma son rimasta la solita testona, quella che pol morì, ma non s'avvita, quella che du' la metti sempre stona. |