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LA SEDIA IMPAGLIATA Su in soffitta l'ho ritrovata la vecchia sedia di legno impagliata. Stava lassù, triste e in gramaglie fra stracci, carte e vecchie ferraglie! M'ha fatto una pena, lei, poverina che un tempo in cucina era regina! Vicina al camino, che era un incanto, noi correvamo, per esserle accanto mentre, alzandosi un poco la gonna, su lei sedeva, leggera, la nonna. E sul "ticchettare" dei gambi di legno, un Re per la Fata, perdeva il suo regno! O quando la fiaba parlava d'amore, lei "ticchettava" con lento languore, ma se il ritmo avea un'impennata, la fata Gallura era certo arrabbiata! Ma dopo arrivava il mago Medoro che su tutto spargea la polvere d'oro su vigna, frutteto, sugli orti, sui prati e sui nostri visi dagli occhi incantati... e mentre passava, fiabesca, la sera la polvere d'oro facevasi nera, e pesava, pesava su noi marmocchi, tanto che, lenti, chiudevansi gli occhi. Accanto al camino ho rimesso la sedia ma ho visto che, sola, moriva d'inedia. Mi sono accostato e ho acceso un po' l foco, lei si è riavuta, ma solo per poco. Poi lenta mi chiede, con tocchi accorati "La nonna e i bimbi dove sono andati?" "La nonna è salita nel cielo lontano... e i bimbi siam noi, cresciuti man mano..." La sedia rimane un po' sconcertata, poi lenta scuote la testa impagliata: "Toc, toc" sospira con l'aria afflitta "Andiamo, ti prego, torniamo in soffitta!" |