Edgarpò
(in memoria di Edgar Allan Poe)

Moristi povero,
fra i tremori della malattia,
come un cane randagio,
a Baltimora
- mi pare quasi di vederti -
lasciando
qualche manciata di segni
scarabocchiati su screziati fogli
odorosi di vino scadente
- forse lo stesso aceto
che fu dato da bere
a Gesù Crocifisso -
ma quanta passione grondava,
proprio come da un costato ferito,
dalle gocce d'inchiostro
contenute nel tuo calamaio...
e quanta tristezza...
quanta mestizia riflessa,
deformemente ingigantita
dal fondo d'un bicchiere
proiettava in cinemascope
la fatuità della vita,
quarantasei anni prima
dei fratelli Lumière.
Tua è la sventura dei Grandi:
donare irruenti emozioni
col gelo del proprio dolore.
(Davide Vaccino)