| Nebbia
(Tra gelo e nebbia corro a Dio sovente...
Vittoria Colonna) |
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Cosa resta Di quell'autunno Eternamente freddo Fin dentro i visceri dei filari Quasi nell' anima Di alberi solitari Umido su per le viti spogliate Ancora disegnate Sulla collina Come l'onda del mare Con tutta quella schiuma d' argento Prima della bonaccia Gocce di rugiada pesanti come pioggia Pochi uomini intorno Paghi della vendemmia Recente Qualche animale Su verso lo steccato del bosco E la campagna a fumare Grande pentola sul fuoco Del camino Con barbabietole mais e castagne Neanche un filo di vento Odori forti nel paese Cucina di tutti Concentrata nella piazza Pasta appena scolata Sugo in attesa insistente E profumata Sulla stufa Vino rosso da bere a garganella Dopo la giornata Cancelli chiusi Le aie ancora piene di arnesi abbandonati In fretta Da lavare e da riporre per il gelo Dell'inverno Una gallina indugia beccando le ultime briciole Con attenzione e puntiglio Corazzata dal gelo Un 'orchestra colora la sinfonia della sera Con tenui note appena sfumate di pianoforte Si accendono uno dopo l'altro i fuochi Fumanti Scoppiettano le sonore riflessioni Della famiglia Non c' č la televisione E ' spenta per un momento E c' č luce come un presepe La gente si parla Per poco Nella tregua C' č tempo per pregare La nebbia piano Fuori diventa buia Placida Smisuratamente solenne Quasi Di piombo Segreto della Langa Soffoca tutti i gridi Scomposti del giorno Qualcuno sogna il mare Di quell'azzurro cosė irreale Qui Oggi Suona ancora la campana del vespero Ma quasi Non si sente pių |