| Querce perenni
(Sembra che non debbano mai cedere al vento ma,
un giorno cominciano a cadere dei rami......) |
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Salivo sempre il mattino All'oratorio In cima alla collina Insieme alle ghiandaie fra i lecci E ai cinghiali sonnolenti Nascosti nella macchia Non di rado l ' aquila reale Disegnava volute trasparenti e solenni Nel cielo Ancora incerto tra luna e sole Con il sospiro della montagna A pochi passi Pensavo spesso a mia madre Come fosse lė a Camminare con me Lentamente A pregare il Signore A cantare la melodia della speranza A testimoniare la cantilena della fede E le note eterne e invincibili Della vita E la sentivo sempre vicina Solida Dolce Maestosa Forte Orgogliosa Sicura Nobile Mai altera Come una di quelle querce perenni Battute da Mille tempeste Resistere all'urlo Dell'ultimo vento di Tramontana La rivedevo cosė spesso Lassų E chiamarla e sentire la Sua voce Era come recitare la fiaba Del sogno Dolce e prolungato Del bambino Cantare la nenia dei versi Di quel poeta armeno Che mi pare dicesse "La madre č come il pane caldo..." Era come correre ancora Dietro il muro di sassi sul sentiero del bosco Fino al poggio delle rose Raccoglierle Vellutate e vermiglie In un mazzo umido Di rugiada Grande come l'amore Era ancora come ansimare bambino Nella radura Sotto i rami dell'olmo I suoi occhi su di me E quei colori tenui dell'angelo Dopo la grande paura Del temporale D'estate |