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"Se io avessi una bella forma d'uomo, allora i miei sospiri entro l'avorio di codesta conchiglia, il tuo orecchio, saprebbero echeggiare e il tuo gentile cuore trovare senza indugio; armato troppo bene sarei dalla passione per questa impresa. Ahimè, ma cavaliere di cui muoia il nemico non son io, sul petto prominente non mi brilla corazza alcuna; né un pastor di valle sono, felice, che per gli occhi d'una fanciulla gli tremarono le labbra. Pure bisogna ch'io per te vaneggi, dolce chiamarti, delle rose d'Ibla più dolce assai che sentono di miele quando le impregna una rugiada ricca tanto che inebria. Ah sì, quella rugiada gustare voglio, quella mi bisogna, e quando il viso pallido disvela la luna voglio andarne raccogliendo qualche po' con incanti e con malie." |
(Testo inviato da La redazione) |