| PER FELICE PAGNANI |
| E s'è spezzato il filo dell'esistenza d'un Poeta vero, d'un mecenate che donava asilo in rete ai naviganti del pensiero. Che giorno scuro e brutto! Ch'Eràto soffra, piangano le Muse, che in Elicona vestano di lutto, che Atropo ci porga le sue scuse. Pianga con me Urànìa, Tèrsicore danzando rechi un cero, Melpomene, Polìnnia e tu Tàlia vogliate che l'elogio sia da Omero. Callìope sia mesta. Mnemosine mantenga il suo ricordo lucido per la vita che ci resta, Euterpe gli componga un dolce accordo. Piangano come ho pianto per lui che manco conoscevo in volto, che s'era innamorato del mio canto com'io del verso suo limpido e sciolto. Piangano com'io piango che ragionai con lui di Vita Nova, di tenebre, di luce, d'ombra e fango, della parola che non si rinnova. Piangano ma che Clio aduni attorno a sè il Tempo e l'Ore e segni un verso dell'amico mio: fu Poesia, Felice, che non muore.
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