Federico Garcia Lorca
SAN MICHELE (Granada)
A Diego Buigas de Dalmau
Dalle balaustre si vedono,
sopra il monte, monte, monte,
muli ed ombre di muli
carichi di girasoli.
I loro occhi d'immensa notte
si fasciano nelle tenebre.
L'aurora salmastra scricchiola
nei recessi dell'aria.
Un cielo di muli bianchi
chiude gli occhi di mercurio,
mettendo alla quieta penombra
un finale di cuori.
E l'acqua si fa fredda
perché nessuno la tocchi.
Acqua folle e allo scoperto
sopra il monte, monte, monte.
*
San Michele coperto di pizzi
nella camera della sua torre
mostra le sue belle cosce
circondate dai lampioni.
Arcangelo, bene ammaestrato
nel gesto dell'ore dodici,
finge una collera dolce
di piume e d'usignuoli.
E canta nella sua vetrata;
efebo di tremila notti,
profumato d'acqua di colonia
e distante dai fiori.
*
Balla il mare sulla spiaggia
un poema di balconi.
Le rive della luna
giunchi perdono, acquistano voci.
Vengono manole masticando
semi di girasole,
i culi grandi e segreti
come pianeti di rame.
Vengono alti cavalieri
e dame dall'aria triste,
brune di nostalgia
d'un passato d'usignuoli.
Ed il vescovo di Manila,
cieco di zafferano e povero,
dice messa con due fili
per donne e per uomini
*
San Michele se ne stava tranquillo
nella camera della sua torre
con la gonna tempestata
di perline e di merletti.
San Michele, re dei globi
e dei numeri dispari,
in leggiadria barberesca
di gridi e di miradores.
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