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(Incantesimo) Abolita, ed orrenda la sua ala Nel pianto della vasca, che, abolita, Mira gli allarmi, coi suoi ori nudi Frustando il cielo crèmisi, un'Aurora Ha scelto, piume araldiche, la nostra Sacrificale e cineraria torre. Greve tomba da cui un bell'uccello È fuggito, capriccio solitario D'aurora dalle vane piume nere... Ah! maniero di tristi e decaduti Paesi! Niente fiotta! L'acqua cupa Si rassegna, oramai non visitata Dalle piume e dal cigno inobliabile: L'acqua specchia soltanto l'abbandono D'autunno, che vi estingue la sua face: Del cigno, quando in mezzo al mausoleo Pallido in cui tuffò la testa, triste Per il diamante puro di una stella, Ma anteriore, che mai non scintillò. Colpa! rogo! supplizio! antica aurora! Porpora in cielo! Stagno della porpora! Complice! E sui carnati, spalancate, Le vetrate. La stanza singolare Anche nel piano che correda un secolo Bellicoso, gioielli impalliditi, Ha il nevoso passato per colore E la tappezzeria di madreperla, Pieghe vane con gli occhi seppelliti Di sibille offerenti vecchie dita Ai Magi. Una tra esse, dal passato Di fogliami, sul candido mio abito Chiuso in avorio, con un cielo sparso D'uccelli nero-argento, sembra in voli Di fantasma partire mascherata, Una fragranza, o rose! che conduce Una fragranza, lungi da quel letto Vuoto che un cero spento nascondeva, Una fragranza d'oro freddo intorno Al cuscinetto, ciuffo di corolle Spergiure con la luna (se ne sfoglia Alla cera spirata ancora una), Il cui lungo rimpianto ed i cui steli Chiude un sol vaso, languido splendore. Trascinava un'Aurora ali tra il pianto! Ombra maga dai fascini simbolici! Una voce, una lunga evocazione Dal passato, è la mia, forse all'incanto Pronta? Tra gialle pieghe dal pensiero Ancora trascinando, antica, uguale A una stella incensata su un confuso Cumulo d'ostensorî raffreddati, Tra vecchi buchi e pieghe irrigidite Secondo il ritmo e le non tocche trine Del sudario che lascia tra i merletti Disperato salire lo splendore Velato s'alza: (o quale lontananza Celata in questi appelli!) lo splendore Vecchio, venato di rossore insolito, Della voce languente, nulla, senza Accoliti il suo oro getterà In estremi bagliori, essa, ancora, L'antifona dal verso che richiede, All'agonia, all'ora delle lotte Funebri! E a forza di silenzio e tenebra Tutto ugualmente torna, vinto, stanco, Fatidico, monotono, nel vecchio Passato, come si rassegna l'acqua Nelle vasche d'un tempo. Ella ha cantato, Talora incoerente, lamentabile Segno! Il letto di pagine sottili, Tale, vano e claustrale, non è il lino! Che dei sogni tra pieghe non ha più Care magie, né il morto baldacchino Dalla deserta seta, dei capelli Addormiti il profumo. Ma l'aveva? Fredda fanciulla, di serbare all'alba Brividente di fiori il suo piacere Sottile, il suo passeggio a sera quando L'ora cattiva fende melograni! La luna, sì la sola è sul quadrante Ferreo dell'orologio, sospendendo Lucifero, ferisce sempre, sempre Un'ora nuova di clessidra, pianto Di goccia oscura, che, caduta, va, E su quell'ombra, su quell'ineffabile Passo, non l'accompagna un solo angelo! Ciò non sa il re che assolda, da gran tempo La vecchia gola è inaridita. Il padre Ciò non sa, né il terribile ghiacciaio Che ne specchia l'acciaio delle armi, Quando, giacendo sopra una congerie Di morti senza bara dal profumo Di resina, enigmatico, egli offre Ai vecchi abeti le sue trombe argentee! Tornerà un giorno dai paesi alpestri! In tempo? Perché tutto qui è presagio Cattivo sogno! All'unghia che sul vetro S'alza con il ricordo delle trombe, Il vecchio cielo brucia e muta un dito In un cero bramoso, e il suo rossore Di crepuscolo triste affonderà Presto dentro la cera che indietreggia! Di crepuscolo no, ma d'alba rossa Alba del giorno ultimo che viene Tutto a finire, se così si torce Che non più si sa l'ora, il rosseggiare Di quest'ora profetica che piange Su di lei, esiliata nel suo cuore Prezioso, la fanciulla, come un cigno Che nasconde i suoi occhi tra le piume, Come tra le sue piume il vecchio cigno, Passata angoscia delle piume, lungo L'eterno viale delle sue speranze, Per vedere i diamanti eletti d'una Stella morente, e che non brilla più. |
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