| CANTO AFGHANO |
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In che restava la vostra postura accavigliata sulla roccia, in che impossibile visione sorrideva la vostra indifferenza pastori Kuchi, eterni tessitori dello scambio, del comunicare alto e basso, alba e tramonto ? Poi si apr abbagliante il cratere dall' orizzonte opalino anche nelle notti senza luna, e quando era piena sfolgorava l' altopiano come un astro - e quando pi incontreremo un altro come l, (nel) sbalordito sorriso d'esserci, ancora o di gi nomadi rimasti, o i primi nati d'un' altra umanit ! Ci ospitavate per spogliarci - o monaci, sciamani, per mostrarci l'infinito che si pu, la trina della possibilit infinita, la geometria del colore e del tatto, la seta della trattativa in(de)finita, per infine la necessit del s: "Questo ti piacque, prendilo, un dono" La terra s'infessurava sbriciolando, ma voi restavate immuni, guardiani insensibili al ghiaccio o alle mine, al di l della Morte, al di l dei Buddha, colonne della Porta, del Passo invalicabile custodi del Nulla. E come potevamo noi giurare in quell'ebbrezza d'amicizia, o nudi lasciati passare al di l, fino alla resina di luce, al canto, al lago sepolto nel cuore dei monti - lapislazzuli dalle vene d'oro, pepita dell'eterno in mano ... Se la vita sventura Perch da noi si dura? LEOPARDI : Canto notturno di un pastore errante dell'Asia o Herat delle Mille e Una Notte Herat ferma all'Anno Mille Herat, Tagike sagomine vacillanti in nicchie sospese nel fango e ritte in cima ai bus barocchi, bambini infiorati nelle fogne e lebbrosi ridenti a cielo aperto, Herat cheese Home-lette in vassoi d'argento ... latte che danza, shisha dello Sharaf l'acqua rincuora la grande stufa e il sole di neve invade i profili - sfarfalla la cittadella d'Alessandro. Sognavamo d'essere per voi i figli del nuovo occidente, i fiori della speranza, il coraggio d'imparare e insegnare almeno a salutarsi diventando un po' l'Altro dell'Uno - alternando le nostre musiche nel cratere opalino. Nicola Licciardello 1972-2001 |