XIV Chi ti ha guardata una volta, irretito non sarà mai dalla rovina, o Madre; da te lontano, cede alla tristezza, ti amerà sempre con passione ardente, e la memoria in lui della tua grazia resta il più alto volo del suo spirito. Mi volgo a te con devozione immensa, tu già conosci quello che mi manca. Sii tenera con me, Madre soave, dammi un segno di gioia, finalmente. Tutta la mia esistenza in te riposa, resta vicino a me solo un istante. Più volte nei miei sogni ti ho veduta così bella, e nell'intimo amorosa; il piccolo dio che avevi tra le braccia voleva muoversi a pietà del compagno; ma tu tornasti, levando il tuo sguardo sublime, tra le nuvole in tripudio. Me infelice! che cosa ti ho mai fatto? Pieno di nostalgia, ti prego ancora; non sono il luogo dove la mia vita trova pace, le tue cappelle sante? Regina benedetta, prenditi questo cuore e questa vita. Lo sai, regina amata, che sono tutto interamente tuo. Non ho goduto già da lungo tempo nel segreto del cuore la tua grazia? Quando ero ancora ignaro di me stesso succhiavo il latte al tuo beato seno. Sei stata accanto a me infinite volte, guardavo a te con gioia di fanciullo; mi tendeva le mani - perché un giorno potesse ritrovarmi - il tuo bambino. Con dolce e tenero sorriso - oh tempo di paradiso! - un bacio tu mi davi. Questo beato mondo ora è lontano, e già da tempo il lutto mi accompagna, perdutamente ho continuato a errare: dunque ho peccato in modo così grave? Fanciullo, tocco l'orlo del tuo manto, svegliami tu da questo grave sogno. Solo un fanciullo può guardarti in viso, con fiducia aspettare il tuo soccorso; allora sciogli il vincolo degli anni, ch'io ritorni com'ero, il tuo bambino. Vivono in me la fedeltà, l'amore mio di fanciullo, da quel tempo d'oro.
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