III C'è chi siede piangendo disperate lacrime solitario in una stanza - e a lui solo di pena e di miseria appare colorato il mondo intorno; - chi guarda nell'immagine di antichi tempi come in un baratro profondo, dove, giù trascinandolo, una dolce malinconia lo attira da ogni lato; - è come se, là dentro, inestimabili tesori per lui fossero ammassati; stende la mano a coglierne, in furiosa caccia, anelando, l'intimo segreto. Lungo e angoscioso in arido deserto gli sta davanti orribile il futuro, solo e smarrito egli si aggira intorno con folle smania in cerca di se stesso. Io gli cado piangendo tra le braccia: come il tuo fu il mio cuore tormentato, ma più tardi guarii dal mio dolore ed ora so dove il riposo è eterno. Deve a te, come a me, dare conforto chi nell'intimo amò, soffrì e morì; anche per quelli che più gli avevano fatto del male, è morto nella gioia. È morto, eppure senti che ogni giorno col suo amore lui stesso ti è vicino, e in ogni avversità puoi fiducioso teneramente stringerlo al tuo petto. Irrompono con lui nelle tue ossa corrose nuovo sangue e nuova vita; e se tu gli hai donato il tuo cuore, tuo rimane il suo cuore in eterno. Egli ha trovato ciò che hai perduto; incontrerai da lui quello che amasti: e a te congiunto, ciò che la sua mano ti ha ridonato, resterà in eterno.
|