Novalis
3
C'è chi siede piangendo...

 

III

 

  

            C'è chi siede piangendo disperate

lacrime solitario in una stanza -

e a lui solo di pena e di miseria

appare colorato il mondo intorno; -

 

            chi guarda nell'immagine di antichi

tempi come in un baratro profondo,

dove, giù trascinandolo, una dolce

malinconia lo attira da ogni lato; -

 

            è come se, là dentro, inestimabili

tesori per lui fossero ammassati;

stende la mano a coglierne, in furiosa

caccia, anelando, l'intimo segreto.

 

            Lungo e angoscioso in arido deserto

gli sta davanti orribile il futuro,

solo e smarrito egli si aggira intorno

con folle smania in cerca di se stesso.

 

            Io gli cado piangendo tra le braccia:

come il tuo fu il mio cuore tormentato,

ma più tardi guarii dal mio dolore

ed ora so dove il riposo è eterno.

 

Deve a te, come a me, dare conforto

chi nell'intimo amò, soffrì e morì;

anche per quelli che più gli avevano

fatto del male, è morto nella gioia.

 

            È morto, eppure senti che ogni giorno

col suo amore lui stesso ti è vicino,

e in ogni avversità puoi fiducioso

teneramente stringerlo al tuo petto.

 

            Irrompono con lui nelle tue ossa

corrose nuovo sangue e nuova vita;

e se tu gli hai donato il tuo cuore,

tuo rimane il suo cuore in eterno.

 

            Egli ha trovato ciò che hai perduto;

incontrerai da lui quello che amasti:

e a te congiunto, ciò che la sua mano

ti ha ridonato, resterà in eterno.