VII • INNO Pochi sanno il mistero dell'amore, sentono fame insaziabile e sete eterna. Il simbolo divino della Cena è un enigma per i sensi terreni: ma chi una volta da calde, amate labbra bevve il soffio della vita, cui sciolse un ardore sacro in onde di brividi il cuore, chi aprì gli occhi per misurare l'insondabile profondità del cielo, mangerà del suo corpo e berrà del suo sangue per sempre. Chi ha decifrato l'alto senso del corpo terreno? Chi può dire di comprendere il sangue? Tutto sarà un giorno corpo, un solo corpo, in sangue celeste nuoterà la coppia beata. - Oh, che l'oceano già s'imporpori e in carne odorosa fermenti la roccia! Non ha mai fine la cena soave, non è mai sazio l'amore. Mai del tutto possiamo con l'amato congiungerci, in un'unica sostanza. Da sempre più tenere labbra mutato, diviene il possesso più intimo e vicino. Voluttà più ardente percorre con brividi l'anima. Più assetato e affamato diviene il cuore: e così dura il godimento d'amore di eternità in eternità. Se una volta chi è digiuno lo avesse gustato, lascerebbe ogni cosa per sedere con noi alla mensa della nostalgia che non è mai scarsa. Saprebbe l'infinita pienezza dell'amore e loderebbe il cibo di carne e di sangue. |