Novalis - 8 -Non so che piangere...

 

VIII

 

 

 

Non so che piangere, piangere sempre:

oh, se potesse una volta soltanto,

una sola, apparirmi da lontano!

Santa tristezza! Durano eterni

le mie lacrime e i miei patimenti;

potessi impietrire qui sull'istante.

 

            Lo vedo sempre soltanto soffrire,

lo vedo spirare pregando in eterno.

Oh, non si spezzi questo mio cuore,

e le mie palpebre più non si chiudano;

io questa gioia - di sciogliere in pianto

tutto me stesso - non l'ho meritata.

 

            Perché non c'è nessuno che pianga?

Così dileguarsi dovrà il suo nome?

Forse d'un tratto il mondo è morto?

Non potrò attingere più fiducioso

dai suoi occhi l'amore e la vita?

Veramente per sempre egli è morto?

 

            Morto, - che cosa può significare?

Oh, ditemelo dunque voi sapienti,

dite il senso che può, che deve avere.

Egli è muto, e tacciono tutti,

nessuno in terra il luogo mi rivela

dove il mio cuore potrà ritrovarlo.

 

            Non c'è un luogo qui sulla terra

che possa ancora rendermi felice,

tutto è come un torbido sogno.

Anch'io sono spirato con lui;

e vorrei già, nel sotterraneo spazio

con lui deposto, riposare in pace.

 

            Poiché suo padre e mio tu sei,

vieni e raccogli accanto alle sue

queste mie ossa, senza indugiare.

Sulla sua tomba, che sarà presto

verde, leggero soffierà il vento,

trasmutando l'umana sembianza.

 

            Sarebbero cristiani, se il suo amore

conoscessero a fondo, tutti gli uomini,

dimentichi di quello che non conta;

e amando tutti soltanto quell'Uno,

con me sarebbero uniti nel pianto

fino a dissolversi in amaro dolore.