Verso le Terme di Caracalla
- Vanno verso le Terme di Caracalla
- giovani amici, a cavalcioni
- di Rumi o Ducati, con maschile
- pudore e maschile impudicizia,
- nelle pieghe calde dei calzoni
- nascondendo indifferenti, o scoprendo,
- il segreto delle loro erezioni...
- Con la testa ondulata, il giovanile
- colore dei maglioni, essi fendono
- la notte, in un carosello
- sconclusionato, invadono la notte,
- splendidi padroni della notte...
- Va verso le Terme di Caracalla,
- eretto il busto, come sulle natie
- chine appenniniche, fra tratturi
- che sanno di bestia secolare e pie
- ceneri di berberi paesi - già impuro
- sotto il gaglioffo basco impolverato,
- e le mani in saccoccia - il pastore migrato
- undicenne, e ora qui, malandrino e giulivo
- nel romano riso, caldo ancora
- di salvia rossa, di fico e d'ulivo...
- Va verso le Terme di Caracalla,
- il vecchio padre di famiglia, disoccupato,
- che il feroce Frascati ha ridotto
- a una bestia cretina, a un beato,
- con nello chassì i ferrivecchi
- del suo corpo scassato, a pezzi,
- rantolanti: i panni, un sacco,
- che contiene una schiena un po' gobba,
- due cosce certo piene di croste,
- i calzonacci che gli svolazzano sotto
- le saccocce della giacca pese
- di lordi cartocci. La faccia
- ride: sotto le ganasce, gli ossi
masticano parole, scrocchiando: - parla da solo, poi si ferma,
- e arrotola il vecchio mozzicone,
- carcassa dove tutta la giovinezza,
- resta, in fiore, come un focaraccio
- dentro una còfana o un catino:
- non muore chi non è mai nato.
- Vanno verso le Terme di Caracalla