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A Vincent (Van Gogh) |
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Anch'io un giorno ho visto corvi neri volare bassi sull'oro delle spighe, sulle fiamme dei papaveri... ma ho ripensato ai sorrisi dei tuoi alberi in fiore ed ho ripreso il cammino. Tu li hai accesi, per tutti ma non per te. Se nel sonno non trovo riposo, m'adagio sul fieno con i due innamorati: nell'abbraccio di quella tua luce, corpo ed anima si placano. Quando, inquieta, non so dove andare, cammino con te tra i cipressi e mi perdo nei vortici dei tuoi cieli. Nei momenti di gioia mi apro raggiante, come le corolle dei tuoi girasoli, e quando mi giunge una pena, come loro, reclino il capo. Mi piace riflettere pacata con i tuoi iris pensosi e portare conforto a chi dubita e teme con altri fiori, nati dalle tue mani e dal tuo cuore Quando attorno a me si fa buio, rivedo la tua Parigi luminosa, pure nelle notti fiorite di stelle: per noi anche gli astri hai fatto brillare, nel cielo per te cupo. Tra le erbe dei tuoi prati e le fatiche della tua gente, potrei vivere in autentica pace: vicina alla terra, materna e sicura, protesa all'avventura del tuo mutevole cielo. Stare con te non è quiete, ma vita piena e appagante: pulsare con l'anima del mondo, soffrirne ogni pena e tormento, esultare per vittorie e trionfi, godere ogni bellezza e suono e profumo ... ogni incanto. Se entro nel tuo mondo dimentico nel mio meschino: trasfigurati al tuo pennello, gli uomini si fanno eroi e magici ambienti e cose. Tutto è più vivo che in realtà, d'una vita degna d'esser vissuta anche se dura e penosa. Quando mi sento spegnere e morire, vengo a te, Vincent, a riprender speranza e vigore: la tua forza l'hai lasciata a noi, il pianto e il dolore li hai tenuti in cuore. Per i fratelli tutti hai alzato il tuo canto di forme, luci e colori: il tuo lungo tormento s'è fatto armonia; a molti incerti hai tracciato la vita. |