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A Vittorio Gassman |
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Di scena sei uscito oggi all'improvviso: forse tu pure stupito di questo arrivo atteso. La signora tenebrosa ti ha afferrato di soppiatto, quasi sorpresa scherzosa, e al mondo ti ha sottratto. Il sipario è calato a spettacolo in corso: ancor ti seguivamo, anche nel tuo dramma personale. Non era possibile ignorarti pure sul palcoscenico della vita quotidiana; che lo volessi o meno, ti guardavamo agire, parlare vivere: eri la "maschera tragicomica" del nostro mondo del nostro tempo Un po' saggio e un po' folle, hai pianto e riso di te, come sulla scena noi ti guardavamo e poi andavamo A interpretare la nostra parte. Apparivi sicuro e forte: questa è stata la tua miglior interpretazione. In realtà eri fragile e sensibile: se fossi stato duro acciaio non avresti potuto lasciarti plasmare dai personaggi cui davi vita. Ci mancherai: certo lo sai e non ti dispiace. Teatro e cinema saranno un po' meno classici, un po' meno nuovi, non così perennemente nuovi da affascinare sempre. Noi lo comprendiamo ora: tu, con autentica modestia, lo sapevi e lo dicevi. Ti crediamo, finalmente: ai morti prestiamo fede. Lo dicevi convinto, ma speravi intanto che nuova linfa scorresse nel teatro e nel cinema nostri: linfa intensa e rovente, per farne fiamma ardente qual tu sempre volesti, fiamma capace le scorie di bruciare e più potente luce dare "Essere o non essere": tu sei stato e sarai Non ti dimenticheremo Finché qualcuno reciterà la vita. Spero le mie parole tu voglia gradire: parlo come so e posso e forse qualche battuta me l'hai suggerita tu. |