A Vittorio Gassman
Nel giorno della sua morte (29/06/2000)

Di scena sei uscito
oggi all'improvviso:
forse tu pure stupito
di questo arrivo atteso.
La signora tenebrosa
ti ha afferrato di soppiatto,
quasi sorpresa scherzosa,
e al mondo ti ha sottratto.

Il sipario è calato
a spettacolo in corso:
ancor ti seguivamo, anche
nel tuo dramma personale.
Non era possibile ignorarti
pure sul palcoscenico
della vita quotidiana;
che lo volessi o meno,
ti guardavamo agire,
parlare vivere:
eri la "maschera tragicomica"
del nostro mondo
del nostro tempo

Un po' saggio e un po' folle,
hai pianto e riso di te,
come sulla scena
noi ti guardavamo
e poi andavamo
A interpretare la nostra parte.
Apparivi sicuro e forte:
questa è stata
la tua miglior interpretazione.
In realtà eri fragile e sensibile:
se fossi stato duro acciaio
non avresti potuto lasciarti plasmare
dai personaggi cui davi vita.

Ci mancherai:
certo lo sai
e non ti dispiace.
Teatro e cinema saranno
un po' meno classici,
un po' meno nuovi,
non così perennemente nuovi
da affascinare sempre.
Noi lo comprendiamo ora:
tu, con autentica modestia,
lo sapevi e lo dicevi.
Ti crediamo, finalmente:
ai morti prestiamo fede.
Lo dicevi convinto,
ma speravi intanto
che nuova linfa scorresse
nel teatro e nel cinema nostri:
linfa intensa e rovente,
per farne fiamma ardente
qual tu sempre volesti,
fiamma capace
le scorie di bruciare
e più potente luce dare
"Essere o non essere":
tu sei stato e sarai
Non ti dimenticheremo
Finché qualcuno
reciterà la vita.

Spero le mie parole
tu voglia gradire:
parlo come so e posso
e forse qualche battuta
me l'hai suggerita tu.