A Dom Helder Camara

In libri e giornali
ho visto il tuo volto
e letto tue parole, ma
tutta la vita parla...
e così ti conosco.
Conosco la tua fede grande
e il tuo più grande cuore;
conosco le tue idee
e meglio ancora i fatti,
che amore hanno diffuso
e volontà di impegno
a combattere il male,
a rendere più umana
la sorte dei fratelli.
Fedele al Signore e alla Chiesa,
in libertà hai vissuto,
per liberare chi da solo
non poteva spezzar le sue catene
e vivere da uomo,
figlio del Creatore.
Non fu facile
lasciar comodi usi,
andar controcorrente
e prender posizione
contro potenti e regimi
e leggi e convenzioni
che ostacolo ponevano
alla promozione umana.
Non fu facile
star con i miseri e gli oppressi,
con cui il mondo lasciava
ai margini ed al patire.
Non fu facile
condividere pene ed affanni
e sostenere battaglie
per sopravvivere in dignità.
Ma non ti risparmiasti
né risparmiasti moniti
a chi poteva agire e non osava,
a chi negligente si asteneva:
mosso dal Padre, spronasti
i fratelli a salvezza di tutti.
Le tue azioni esemplari
furono ventate rinnovatrici
nel grigiore contemporaneo:
spazzarono nebbie
di assuefazione all'ingiustizia
e nubi di indifferenza
alla miseria ed al dolore.
Spalancarono davanti agli occhi
di tanti cristiani mediocri
la sconfinata terribile realtà
della sofferenza umana,
che tutti chiama in causa.
E fosti ascoltato...
specialmente dei giovani ...
qualcosa nacque e crebbe...
e la Chiesa intera
si vestì di primavera:
fu, sempre più e meglio,
come Gesù la volle,
Madre dei Poveri.
Ora s'è chiusa
la tua stagione terrena,
ma i semi da te sparsi
continuano a germinare,
a fiorire, a dar frutti.
Dalla Casa del Padre
ancora coltiva quei virgulti
di azione redentrice,
perché tutti i figli
possano aprirsi in libertà
e camminare sereni
verso la meta
dove tu li attendi.