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A Dom Helder Camara |
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In libri e giornali ho visto il tuo volto e letto tue parole, ma tutta la vita parla... e così ti conosco. Conosco la tua fede grande e il tuo più grande cuore; conosco le tue idee e meglio ancora i fatti, che amore hanno diffuso e volontà di impegno a combattere il male, a rendere più umana la sorte dei fratelli. Fedele al Signore e alla Chiesa, in libertà hai vissuto, per liberare chi da solo non poteva spezzar le sue catene e vivere da uomo, figlio del Creatore. Non fu facile lasciar comodi usi, andar controcorrente e prender posizione contro potenti e regimi e leggi e convenzioni che ostacolo ponevano alla promozione umana. Non fu facile star con i miseri e gli oppressi, con cui il mondo lasciava ai margini ed al patire. Non fu facile condividere pene ed affanni e sostenere battaglie per sopravvivere in dignità. Ma non ti risparmiasti né risparmiasti moniti a chi poteva agire e non osava, a chi negligente si asteneva: mosso dal Padre, spronasti i fratelli a salvezza di tutti. Le tue azioni esemplari furono ventate rinnovatrici nel grigiore contemporaneo: spazzarono nebbie di assuefazione all'ingiustizia e nubi di indifferenza alla miseria ed al dolore. Spalancarono davanti agli occhi di tanti cristiani mediocri la sconfinata terribile realtà della sofferenza umana, che tutti chiama in causa. E fosti ascoltato... specialmente dei giovani ... qualcosa nacque e crebbe... e la Chiesa intera si vestì di primavera: fu, sempre più e meglio, come Gesù la volle, Madre dei Poveri. Ora s'è chiusa la tua stagione terrena, ma i semi da te sparsi continuano a germinare, a fiorire, a dar frutti. Dalla Casa del Padre ancora coltiva quei virgulti di azione redentrice, perché tutti i figli possano aprirsi in libertà e camminare sereni verso la meta dove tu li attendi. |