|
Sogno veneziano |
|
Ho un vasetto di vetro e strisce azzurre e rosa e un cavallino giallo che da te ho portato, Venezia: mi parlano della tua grazia, cittą distesa tra terra e mare. Ti rivedo nelle foto da me un giorno scattate: Palazzo ducale, San Marco, la Salute... e l'antica bellezza di Torcello. Poche ore, per darti un'occhiata e innamorarmi di te. Oggi non posso che visitarti in sogno. Passeggio lenta tra le calli e scopro le tue mille meraviglie: ponti, portici, campi e campielli... finestre, balconi, portali... ad ogni passo una sorpresa. Su una gondola viaggio incantata: sfilano attorno a me case, palazzi, chiese... ognuno col suo dono di armonia e di vita. Dicono che sei morente, ma io ti sento pił viva che mai: forse si son persi i Veneziani, ma tanta altra gente viene a te ed anima di voci e colori le tue vie di terra e di acqua. Potrebbe essere un'invasione che ti recherą danno, ma certo oggi ricevi ammirato amore e tu generosa doni bellezza. Gonfie cupole, eleganti campanili, leggiadre facciate, monumenti suggestivi, i tuoi tesori si raddoppiano, specchiati nelle acque dei canali. Hai dunque... due vite: come potresti morire? Torbido per errori umani, il mare s'alza minaccioso a coprire il tuo splendore. Lo fermeremo ... lo fermerai: non ne sei forse la "Signora"? Lunga vita, Venezia bella! Gli uomini tutti han bisogno di te: per continuare a credere che i sogni si fan realtą se l'impegno ha libertą. |