Fontana di Trevi

Non ho mai voluto
buttarvi una moneta,
ma per anni vi sono tornata.
Ora manco da tempo,
ma non ho dimenticato
la sua luce e la sua voce.
Sento attorno a me
lčabbraccio delle antiche case,
il vocio dei turisti
e della gente al lavoro,
i rumori quotidiani
della città moderna.
Poi volgo lo sguardo
alla fontana
e mi immergo
in un altro tempo,
in un altro mondo.
Le grandi figure scolpite
e lčelegante architettura
parlano un linguaggio per me
fin troppo aristocratico;
più mi è caro il canto
dellčacqua che cade
e si allarga nella vasca
dal fondo azzurrino.
Ritorno col pensiero
allčepoca di principi e papi,
quando la fontana
incantava nobili e popolo.
Siedo tranquilla a godere
lčargento e la frescura
dei rivoli, che scendono
dai massi appena sbozzati,
e palpito in sintonia
con lčanima di Roma.

Oggi la fontana chiama
con immagini e suoni;
perla in un ricco scrigno,
si offre allo sguardo stupito
e trattiene come per magia.
Ha attorno persone
dčogni tipo e colore,
gente viva e vociante,
che riporta alla realtà.
Eppure un miracolo avviene:
tutti sembrano tornati bambini,
bambini che si rallegrano alla bellezza
e sčaprono alla speranza e allčamore.