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Quare tristis? |
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La tristezza credo sia per molti una malattia: la pena e il dolore del corpo e del cuore per tutti sono fatti reali, della vita aspetti normali; ma sempre grigio vedere non è da sostenere, è anomalia da curare per vivere e non vegetare. C'è chi si compiace avvolgersi in fasce prima d'esser ferito e chi mai è guarito dal peso del passato: mali da cui è sanato ognuno soltanto da sé, prendendo il mondo qual'è. Le nubi in cielo vedi ricorda il sole e credi: il bel tempo tornerà, il domani luce avrà. Se la strada ora è dura, meglio sarà quella futura; se affaticato ti senti avanza a passi lenti ma non fermarti mai: la tua meta raggiungerai. Vedi che ogni giorno fiori s'aprono attorno e maturano frutti per la gioia di tutti. Dimentica le asprezze e godi le dolci brezze che spirano dal mare e da chi sa amare. Osserva, ascolta attento e sappi esser contento di ciò che bello e buono è pronto per te in dono. Nel rimpianto non smarrirti, non temere di ferirti e procedi sereno e forte, a costruirti buona sorte: presente e avvenire al meglio puoi definire, se onesto combatti e non viene a patti sui principi in cui credi e sul traguardo che vedi. Chi piange su se stesso trova conforto, spesso, ma nulla poi ottiene per la conquista del bene. Vinci dunque la tristezza e riacquista fermezza; apri gli occhi sul mondo: di doni è fecondo. |