Quare tristis?

La tristezza credo sia
per molti una malattia:
la pena e il dolore
del corpo e del cuore
per tutti sono fatti reali,
della vita aspetti normali;
ma sempre grigio vedere
non è da sostenere,
è anomalia da curare
per vivere e non vegetare.

C'è chi si compiace
avvolgersi in fasce
prima d'esser ferito
e chi mai è guarito
dal peso del passato:
mali da cui è sanato
ognuno soltanto da sé,
prendendo il mondo qual'è.

Le nubi in cielo vedi
ricorda il sole e credi:
il bel tempo tornerà,
il domani luce avrà.
Se la strada ora è dura,
meglio sarà quella futura;
se affaticato ti senti
avanza a passi lenti
ma non fermarti mai:
la tua meta raggiungerai.

Vedi che ogni giorno
fiori s'aprono attorno
e maturano frutti
per la gioia di tutti.
Dimentica le asprezze
e godi le dolci brezze
che spirano dal mare
e da chi sa amare.
Osserva, ascolta attento
e sappi esser contento
di ciò che bello e buono
è pronto per te in dono.

Nel rimpianto non smarrirti,
non temere di ferirti
e procedi sereno e forte,
a costruirti buona sorte:
presente e avvenire
al meglio puoi definire,
se onesto combatti
e non viene a patti
sui principi in cui credi
e sul traguardo che vedi.

Chi piange su se stesso
trova conforto, spesso,
ma nulla poi ottiene
per la conquista del bene.
Vinci dunque la tristezza
e riacquista fermezza;
apri gli occhi sul mondo:
di doni è fecondo.