Rainer Maria Rilke
La ballata su l'amore e su la morte dell'alfiere Cristoforo Rilke
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Ma vi è pur chi sosta e si attarda. Fra i molti, uno solo.
Stupito s'affisa su tanto splendore. E trepido, attende il risveglio. Che solo nel sonno appajon consimili gale, consimili giostre di femmine belle. E il loro più fievole gesto è come la piega per cui ricade in drappeggio il broccato.
Scandiscon - creandole l'ore, dal tinnulo eloquio d'argento. E a volte protendon le mani - così. E tu farnetichi allora: «In sfere cui non attinge l'anelito mio colgono rose soavi che i miei sguardi mortali non veggono». E sogni, allora:
«Oh, di sovrumane rose adornarsi, e assurgere diversamente beato, e conquistar quella ghirlanda per le mie tempie ignude - che han freddo! »
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