Rainer Maria Rilke
SU LE SOGLIE DELLA NOTTE
La mia stanza e la grigia immensità
desta su la campagna che s'abbuia
sono un’unica cosa. Ed io ne vibro
come una corda vigile distesa
sovra un vasto cantar di risonanze.
Le cose, intorno, violini sono,
ricolmi d'una tenebra canora.
Un piangere di donna, entro, vi sogna;
vi s'agita, assopita, la rampogna
di progenie remote.
Rabbrividir d'un brivido d'argento,
ecco, repente, io debbo; ed ogni cosa,
sotto, mi tremerà. L'anima errante
in ogni forma, anelerà fremendo
verso la luce, che dal Ritmo ond'io
m’agito in danza, e a cui consuona il cielo,
per angusti crepacci paurosi
in antiche voragini profonde
infinita precipita - e si spegne.
|