Arthur Rimbaud




I

DOMENICA

    I calcoli da parte, l'inevitabile discesa dal cielo e la visita dei ricordi e l'adunanza dei ritmi occupano la dimora, la testa c'il mondo dello spirito. - Un cavallo fugge sul campo di corse suburbano, lungo le coltivazioni e i boschi, trafitto dalla peste carbonica. Una miserabile donna da dramma, in qualche parte del mondo, sospira dopo improbabili abbandoni. I desperados languono dopo l'uragano, l'ebbrezza e le ferite. Bimbetti soffocano maledizioni lungo i fiumi.

    Riprendiamo lo studio al rumore dell'opera divorante che si raduna e risale nelle masse.

II

SONETTO

    Uomo di costituzione ordinaria, la carne non era un frutto sospeso nel verziere - o giornate d'infanzia! - il corpo un tesoro da prodigare: - oh, amare, il pericolo o la forza di Psiche? La terra aveva versanti fertili di principi e artisti, e la discendenza e la razza vi spingevano ai delitti e ai lutti: il mondo, la vostra fortuna e il vostro pericolo. Ma ora, adempiuto questo lavoro, tu, i tuoi calcoli - tu, le tue impazienze - sono ormai soltanto la vostra danza e la vostra voce, non fissate né forzate, benché ragioni d'un duplice evento di invenzione e di successo - nell'umanità fraterna, e discreta per l'universo senza immagini; - la forza e il diritto riflettono la danza e la voce ora soltanto apprezzate.

III

VENT'ANNI

    Le voci istruttive sbandite... L'ingenuità fisica amaramente racquetata... - Adagio. - Ah! l'egoi- srno indefinito dell'adolescenza, l'ottimismo studioso: come il mondo era pieno di fiori quest'estate! Le arie e le forme morenti... - Un coro, per calmare l'impotenza e l'assenza! Un coro di bicchieri, di melodie notturne... Infatti, i nervi stanno per lanciarsi alla caccia.

IV

GUERRA

    Bambino, certi cieli hanno affinato la mia ottica: tutti i caratteri diedero una sfumatura alla mia fisionomia. - Ora, l'inflessione eterna dei momenti e l'infinito delle matematiche mi incalzano per questo mondo dove subisco tutti i successi civili, rispettato dall'infanzia strana e dalle affezioni enormi. - Penso a una guerra, di diritto o di forza, d'una logica quanto mai imprevedibile.

E' semplice, come una frase musicale.