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IGINIO UGO TARCHETTI |
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Nel di' de' morti |
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Suonano a festa: olezzan di viole le morte zolle e si allegra la terra; cantando augelli, sfogliansi le aiuole... Taccioni i morti e dormono sotterra. Inverno riede; Autunno, come suole, l'ultime gemme de' fiori disserra, ronzano insetti e volteggiano al sole... Taccioni i morti e dormono sotterra. Dormono stesi, immobili, stecchiti nell'umido, che stilla entro la fossa, col lenzuol roso e co' stinchi imbianchiti. O padre mio, una voce mi dice e mi suona nell'anima commossa che tu sei morto e non fosti felice! |
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Tratta dalla raccolta "Disiecta"(1879). Autore: I.U.Tarchetti (1841, Monferrato - 1869, Milano) Corrente: tra i maggiori esponenti della "scapigliatura", movimento artistico e letterario circoscritto alle aree lombarda e piemontese che, sulle orme della Boheme, s'ispirava in modo anticonformista e sregolato, alla liberta' e al nomadismo. Note: il sonetto e' un tipico esempio della poesia fosca e tenebrosa del Tarchetti. |