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Pubblicata il: ottobre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 607 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Colleferro

Febbraio 1983, uno degli ultimi giorni veramente freddi di un inverno che non era stato mite.
Ero militare all'Hotel Duca di Montorio Veronese.
Nessuno, quella sera, ebbe voglia di uscire.
Non ci fu bisogno della solita ronda, alle dieci eravamo gi tutti in camerata, pi di quaranta nelle brande a castello, sotto tre strati di coperte E.I., cuciti dentro i mutandoni tattici e le magliette della salute di pura ispida lana militare, e berretti, e sciarpe, unici elementi fuori ordinanza.
Le braci della piccola stufa a legna erano gi cenere, molto prima del solito.
Il vento, ridendo della nostra condizione di inutili soldatini di leva, entrava liberamente dal finestrone a nord, per uscire comodamente da quello a sud.
Chi sa da quante leve i vetri mancavano al contrappello?
Stretto e rannicchiato su un fianco, trascorrevo mentalmente la giornata appena trascorsa, una volta, due volte, e poi qualche episodio pi lontano, e qualche altro.
Undici e trenta, mezzanotte, l'una, non riuscivo a prendere sonno.
Tutto era silenzio, tranne il vento che sibilava veloce tra le nostre brande.
Ero sveglio, desto, tutti dormivano.
D'un tratto, ecco improvvisa e chiara la voce di Colleferro:
"Ahoo, me pare d'anna' 'n veespa!"
Nessuno dormiva, e uno scoppio di risate sovrast e tacque il vento.
Un ridere vero, gioioso, scintillante, che riscaldava da dentro.
Finalmente ci addormentammo.
Alberto Leonardis


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